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POP ART

POP ART 

“Alcuni critici hanno detto che sono il Nulla in Persona e questo non ha aiutato per niente il mio senso dell’esistenza. Poi mi sono reso conto che la stessa esistenza non è nulla e mi sono sentito meglio”.

quadri marylin monroe pop art

È chiaro al mondo che un’affermazione del genere sia altamente lontana dal concetto di artista classico, dov’è infatti la poesia? La consueta grazia, in quest’affermazione? Sono le parole di Andy Warhol (1928-1987), maestro fortemente geniale, cinico, visionario, spiazzante e assolutamente strabiliante. Il celebre artista americano negli anni sessanta reinventò un altro genere di creatività, ovvero l’arte intesa come manifestazione al limite del materialistico, del consumismo, del tutto concentrata a porre gli oggetti comuni sul piedistallo, in contrapposizione con la classica e intramontabile necessità per gli artisti di palesare e affermare i propri personali sentimenti; siano essi di magnifica serenità, siano essi l’esternazione della violenza e della tragica morte di ideali.

Questo tipo d’arte moderna è l’immediatezza, l’occidentalità assoluta, è folgorazione, è un piacevole sarcasmo, è la massima rappresentazione del mondo odierno, del popolo inteso come massa.

Il termine Pop Art deriva, infatti, dall’estesa espressione “popolar art”, arte del popolo, dove a quest’ultimo viene offerto un ruolo protagonista, non nella sua individualità ma come interezza, come unione, poiché la Pop Art spoglia gli uomini della propria anima singola, per ergere una più interessante considerazione dell’umana esistenza pensata come un enorme volto senza nome.

Questa corrente artistica nasce nel dopoguerra ed è figlia della tedesca Nuova Oggettività, imparentata con il Dadaismo svizzero ma di stampo meno critico, e con il Suprematismo degli artisti russi, vede la luce in Gran Bretagna sul finire degli anni cinquanta, ma cresce e si espande soprattutto negli Stati Uniti nel cuore degli anni sessanta a dar del filo da torcere agli intellettuali perbenisti e a scandalizzare l’alta borghesia.

COME GLI ARTISTI PORTARONO ALLA RIBALTA L’OGGETTO COMUNE

La Pop Art è, infatti, l’essenza che si nutre del cinismo che aleggia attorno al mondo del consumismo, agli oggetti, alla società così come appare agli occhi di tutti. Come nessun’altra forma d’arte prima, l’estrema immediatezza della Pop Art fa sì che sia parte integrante della società nel momento esatto in cui essa è prodotta e riprodotta, poiché immediatamente riconosciuta dalla gente comune. L’artista elogia il prodotto (sia esso un soggetto cinematografico, sia esso l’insegna luminosa di un esercizio commerciale, sia esso una zuppa di pomodoro) mettendo da parte il proprio io e spogliando l’opera di qualunque traccia di soggettività. La bellezza di questo tipo di arte è data dal cosiddetto folclore umano: questa espressione nasconde, infatti, un celato interesse antropologico-culturale, il cui significato è da ricercarsi nel modo in cui la Pop Art vede il mondo rappresentato nelle sue opere; con cinico distacco analizza la società dei consumi,

Quadri Pop Art Marylin

 la comunicazione intesa nel termine più semplice e diretto possibile, il variegato e affascinante universo della pubblicità. L’artista americano Andy Warhol fu in assoluto uno dei maestri indiscussi della Pop Art; egli era solito proporre le sue opere in serie (ricorderete senz’altro i celeberrimi autoritratti della diva Marylin Monroe) 

servendosi dei più disparati macchinari d’arte: fumetto, collage, pittura.
La totalità del suo interesse era rivolta al quotidiano, al vivere semplice e comune, a quegli oggetti che non avevano alcunché di esclusivo o di caratteristico ma che potevano essere utilizzati da chiunque senza distinzioni di caste; ecco dunque che il tipico cinismo con cui la Pop Art ci mostra la società moderna, permette che affiori un dolce paradosso, ovvero la massima espressione di eguaglianza come valore assoluto degli esseri umani, spogliandola però di quella poesia e quella tenerezza che l’intellettuale brama e desidera, ma eleggendo oggetti di vita comune a soggetti d’arte per il solo e semplice fatto che essi rappresentano senza dubbio un qualcosa di noto a tutti. “Quel che c’è di veramente grande in questo paese è che l’America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero” affermava Andy Warhol, “..mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca-Cola, sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e anche tu puoi berla.”

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