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EROTISMO E INTROSPEZIONE DI GUSTAV KLIMT

Erotismo e introspezione di Gustav Klimt

Il “Bacio” è il dipinto grazie al quale viene finalmente riconosciuto il contributo apportato da Gustav Klimt all’arte. Le opere precedenti erano state quasi sempre osteggiate e criticate, poiché ritenute oltraggiose per il contenuto altamente erotico e provocatorio che le caratterizzava.

klimt pittore moderno quadri

Basti pensare a “Bisce d’acquaII”( 1904-1907) dove una forte sensualità viene sprigionata dalle conturbanti figure di donna che si abbandonano al loro amore saffico all’interno di un ambiente acqueo, in cui capelli di un rosso fiammante ed alghe si intrecciano e una ricca ornamentazione impreziosisce la rappresentazione.

Il “Bacio” è dipinto su uno sfondo in oro con decorazioni a mosaico, che aveva riscoperto durante  un viaggio  a Ravenna.

Al centro della tela un uomo si china per baciare una donna inginocchiata su un prato fiorito ricco di particolari dorati. Il viso della donna è racchiuso tra le mani dell’uomo, il quale, per la prima volta nei dipinti di Klimt, sembra sfatare il mito dell’uomo dominato dalla donna e soggiogato dalla sua forza sensuale. Qui sembra sia l’uomo a dirigere le emozioni e le passioni della tanto decantata”femme fatale”.

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I visi e le braccia dei due personaggi costituiscono gli unici elementi realistici della scena, il resto del dipinto invece presenta tinte piatte e volumi geometrici accostati.

La donna abbraccia l’uomo e si abbandona al suo bacio, anche se mantiene piedi e mani contratti, come a voler mostrare ancora un po’ di resistenza, che però non è sufficiente ad evitare il contatto.

Il conflitto uomo/donna, tema tipico delle opere di Klimt, qui non si assopisce totalmente e si risolve nelle forme dei due soggetti: forma quadrata per l’uomo e circolare per la donna. 

La coppia è contornata da un ovale dorato, che la avvolge totalmente arricchendo la scena. La parte d’oro che ricopre l’uomo presenta delle figure geometriche bianche e nere, mentre la donna presenta decorazioni con mazzi di fiori e figure tondeggianti.

È curioso notare che Klimt decida di vestire i suoi personaggi con le tuniche che di solito egli stesso indossava; ovviamente non si tratta di una decisione causale, ma di una scelta ben ponderata finalizzata ad aggirare la censura alla quale il tema del bacio era sottoposto.

I due personaggi presentano infatti abiti avvolgenti e sontuosi che nascondono le forme, non rinuncia però ad impreziosirli con l’oro, che regala luminosità al quadro e diviene simbolo di erotismo.

In questo modo non solo rompe il tabù del bacio, ma l’opera riceve anche il beneplacito dei puritani. Essi infatti non recepiscono il carattere sensuale del tessuto dorato e dei virtuosismi cromatici e accettano di buon grado la rappresentazione.

Inoltre durante la Rassegna d’Arte del 1908 il “Bacio” riceve il consenso dell’intera classe borghese e  viene immediatamente acquistato dallo stato austriaco.

quadro abbraccio klimt

Il quadro è simbolo delle felicità domestica, tema che Klimt aveva iniziato ad affrontare ne “L’abbraccio” (1905-1909) realizzato per il “Fregio Stoclet”, e che nel “Bacio” trova la sua piena sublimazione.

L’oro tanto utilizzato dal pittore nelle sue opere, e in modo particolare nel dipinto in questione, assume significati differenti a seconda del ruolo che l’artista gli attribuisce. Inizialmente Klimt lo adopera per sottolineare il carattere sacro e magico di alcuni oggetti. Ne è un esempio “la Musica II “ (1898) dove la cetra è completamente realizzata d’oro, oppure  “Pallade Atena” (1898) dove questa volta sono l’elmo e l’armatura a divenire simbolo magico e sacro. Più tardi l’artista avvolgerà le sue “femme fatales” in vesti dorate, come in “Giuditta I (1901), mettendo così in rilievo il potere suggestivo e seducente della donna. 

Nel suo “periodo d’oro” (di cui fa parte il “Bacio”) questo elemento ha il compito di racchiudere il senso del destino dell’uomo e mettere in evidenza i misteri dell’esistenza terrena. Esempi di questo periodo sono i ritratti di Fritza Riedler 1906, e Adele Bloch-Bauer I 1907, donne che sono lacerate dalla tradizione conservatrice che sono costrette a subire e alla quale devono obbligatoriamente sottostare. Sono schiave delle loro ricchezze, della classe sociale alla quale appartengono e ne portano i segni nello sguardo malinconico e quasi assente. Nonostante questo conservano però quel carattere sensuale che caratterizza tutti i ritratti di Klimt, e che si esplicita nelle vesti che delineano perfettamente il loro corpo. Effetto che il pittore realizzava disegnando prima il corpo nudo della modella e poi vestendolo con abiti che aderivano perfettamente sulla silhouette senza veli.

Se in queste opere Klimt presta particolare attenzione alla caratterizzazione psicologica del soggetto, ponendosi l’obiettivo di entrare nel profondo della psiche dei suoi personaggi, con l’avvento dell’espressionismo man mano l’indagine introspettiva dei personaggi lascia il passo ad una stilizzazione più rigida degli stessi.

Sono in particolare le opere di Munch, Matisse e dei fauves a generare in Klimt un’ esigenza di rinnovamento, che riesce ad interpretare nelle ultime opere.

L’artista infatti sceglie di abbandonare l’ornamentazione sfarzosa della fase d’oro in favore di nuovi affascinanti motivi. Esempio di questo periodo è “Signora con cappello e boa di piume” (1909). Klimt in

quest’opera è chiaramente influenzato dal salone di moda diretto da Emile Floge, dal quale prende spunto per gli accessori con i quali veste le sue “femmes fatales”, che ora mostrano un’ingenuità che nei precedenti dipinti era difficile riscontrare.

La sua produzione tarda si concentra soprattutto sulla ritrattistica, per la quale prende spunto dalle stampe giapponesi, come già avevano fatto Monet per ”La giapponese” (1876) dove ritrae Mm Monet vestita con un kimono di un rosso acceso, circondata da ventagli; e Van Gogh per “ Ritratto di pere Tanguy”, dove ritrae il mercante d’arte circondato da stampe giapponesi.

Dalle xilografie giapponesi Klimt prende soprattutto i motivi decorativi, come è visibile in “La danzatrice” (1916-1918) in cui la donna, sebbene racchiuda un’innocenza che precedentemente non era percepibile, non perde il suo carattere erotico, che però assume un significato differente rispetto ai dipinti precedenti.

In questo periodo infatti Klimt decide di trattare la tematica dell’erotismo da una diversa angolazione, che trova la sua piena espressione nell’attesa, e infatti le figure femminili di questi dipinti sembrano sempre attendere qualcosa.

Durante la sua produzione Klimt affronta anche un altro tema, ovvero quello della morte, di cui un tipico esempio è ”Morte e vita” (1916). Si tratta di un tema fondamentale del pensiero dell’artista che viene ampiamente trattato anche da altri pittori del periodo, come  Munch in “ la Danza della vita”, dove il pittore sintetizza la vita della donna in tre fasi: una caratterizzata dalla purezza virginale, in cui la figura di donna indossa un abito bianco; l’altra da una bruciante passione, espressa nel dipinto attraverso un abito rosso  e infine la morte, resa con un abito nero.

Lo stesso tema è affrontato da Schiele, in “La madre morta” dove è visibile il bambino nel grembo della madre ormai senza vita. Si tratta di un dipinto drammatico dove l’ossessione funesta del pittore trova la sua rivelazione nel corpo esanime della donna.

A differenza di Klimt, però, Schiele avverte la morte come una minaccia, che nemmeno una nuova vita, come quella del bambino in “La madre morta”, può riuscire ad ostacolare.

Nel dipinto di Klimt invece i personaggi non si accorgono nemmeno della sua presenza; qui la morte è intesa come una fase naturale del ciclo della vita.

Un altro punto centrale dell’arte di Klimt è sicuramente la donna, vista come forza dominante sull’uomo, capace di scatenare intense passioni con il suo charme travolgente e la sua natura erotica.

Sebbene questo sia stato il soggetto prediletto dal pittore, egli si è anche dedicato alla rappresentazione di paesaggi, nei quali stupisce notare che non vi è presenza della figura umana tantomeno della donna.

Questo tipo di soggetti costituivano per lui un’opportunità per rilassarsi e meditare. Per i suoi paesaggi infatti egli non realizzava disegni preparatori e forse è proprio per questi motivi che in queste opere emerge il lato più intimo del pittore.

I paesaggi come i ritratti seguono un’evoluzione stilistica. Dapprima sono profondamente legati all’arte del mosaico, in seguito se ne distaccano mostrando tracce di cubismo, come accade in “la chiesa di Cassone” (1913) dove si può notare il colore cubista delle architetture. Qui Klimt attua una perfetta integrazione tra i tre elementi del dipinto: acqua, vegetazione e architettura, riuscendo nel suo intento di realizzare un armonico equilibrio. Anche qui possiamo rintracciare il tema della morte, e in particolar modo nei cipressi, i quali, come si sa, sono gli alberi che solitamente si trovano nei cimiteri. In questo dipinto, inoltre, Klimt sceglie di rinunciare alla vivacità cromatica, che invece ritroviamo nel resto della sua produzione, in favore di una pittura con meno orpelli che però lascia spazio all’esaltazione sentimenti e degli stati d’animo del pittore, mostrandoci un’altra faccia di questo sorprendente artista. 

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