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LE TECNICHE PITTORICHE: IL GUAZZO

Tecniche pittoriche: l’attribuzione dell’origine della parola guazzo è piuttosto controversa perché è contesa tra il latino (vadum guado) ed il germanico (da wazzar o wasser, ovvero sguazzare, acqua, movimento).

 Le origini di questa tecnica risalgono al lontano trecento, dove era impiegata dai miniaturisti per far risaltare l’oro sulle illustrazioni; è stata utilizzata per secoli senza tuttavia generare una scuola specifica e la ritroviamo infatti nella stesura dei bozzetti che precedevano i grandi lavori ad olio e successivamente, dall’ottocento in poi, nei cartelloni pubblicitari, nelle decalcomanie e negli ambienti scenografici.

            Il guazzo (o gouache) è una pittura non permanente, a base di un pigmento che possiede le stesse caratteristiche della tempera, la cui somiglianza gli è valsa il nomignolo di “tempera magra” al quale viene aggiunto gesso o biacca insieme ad un composto di gomma (arabica, adragante o di origine animale). La sua composizione consente al colore di acquisire maggiore consistenza e di passare agevolmente dal colore scuro al colore chiaro mediante l’aggiunta di bianco.

            La sua composizione conferisce una grande luminosità ai dipinti e dona ai colori la tonalità perlacea dei dipinti ad olio, ma i colori schiariscono notevolmente con l’asciugatura e ciò rende difficoltoso trovare la giusta tonalità di colore. Le sue caratteristiche la rendono una tecnica efficace solo per mani esperte soprattutto per la rapidità con cui va lavorata (i dipinti a guazzo non possono essere ritoccati) e lo strato di colore non deve essere troppo spesso perché possono formarsi delle microfessurazioni che resistono all’essiccazione e tolgono bellezza ed uniformità al dipinto: per ovviare al problema si utilizza una sostanza chiamata acquapasto che, aggiunta al colore, lo rende più consistente, accorciando però ulteriormente i tempi di asciugatura.

Le superfici che possono essere utilizzate con questa tecnica sono carta, cartone, tele, compensati o legno che però devono subire un trattamento a base di gesso e colla prima di poter accogliere il colore.

I metodi più comuni per dipingere a guazzo sono tre:

– i colori possono essere mescolati con acqua pura e acqua nella quale è stata disciolta il 10% di gomma ed una piccola parte di polvere di zucchero; 

– i colori vengono mescolati solo con acqua e la soluzione contenente gomma viene vaporizzata sull’opera conclusa;

– i colori vengono mescolati con una soluzione satura di gomma e successivamente diluiti con acqua.

Per pitturare a guazzo è sufficiente una tavolozza di otto colori: nero d’avorio, blu cobalto, terra d’ombra naturale, terra di Siena bruciata, rosso cadmio, giallo Napoli, verde smeraldo, ocra gialla ed infine il bianco di zinco che si utilizza per schiarire i colori al posto dell’acqua che si impiega con le tempere.

            L’artista che in assoluto ha preferito questa tecnica per la realizzazione di opere straordinarie è sicuramente Gen Paul, pittore espressionista francese che la scelse inizialmente per la difficile situazione economica in cui versava, scelta che si è poi rivelata vincente perché in essa ha trovato lo strumento ideale per raccontare attraverso il tratto rapido e vigoroso che lo contraddistingue, innumerevoli impetuose emozioni. 

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