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PITTURA METAFISICA: GIORGIO DE CHIRICO

Pittura Metafisica 

Il primo a definire la Metafisica come movimento artistico fu l’italiano Giorgio De Chirico, che nei primi decenni del ‘900 decise di accostare questo termine dalle antiche origini ad un nuovo modo di rappresentare la realtà, o meglio la “non-realtà”. Il termine, tuttavia, nacque nel lontano I sec. a.C., quando il filosofo Andronico Da Rodi definì in questo modo le opere di Aristotele, i cui argomenti di speculazione si discostavano di molto dalla realtà fisica. Infatti, “meta” significa proprio “oltre”, “al di là” ed è questo il concetto-chiave della pittura metafisica: l’idea di una dimensione priva delle categorizzazioni proprie del mondo contemporaneo e dell’uomo che ne intende governare le leggi.

 

Giorgio De Chirico diede il via all’avanguardia Metafisica a Firenze, dove egli cominciò per primo una produzione artistica di questo genere. Insieme a lui, anche Carlo Carrà decise successivamente di fare proprio l’approccio metafisico: l’incontro che cambiò la vita di quest’ultimo avvenne a Ferrara, dove De Chirico lavorò maggiormente sull’arte Metafisica. I punti essenziali di quest’avanguardia si basano sula rappresentazione di elementi architettonici essenziali, rappresentanti l’avanzare di una realtà nuda e cruda, modificati dalla realtà metafisica in cui il pittore li ha calati. In altre parole, tali strutture sono poste in prospettive irrealistiche ed accostati ad oggetti palesemente dissonanti a livello cronologico, tematico e prospettico. Ne è un chiaro esempio l’olio su tela “Le muse inquietanti” (immagine in alto), nel quale coesistono tutti i principali caratteri della pittura metafisica.

L’esperienza di una realtà al di là dei soli sensi

 

In primo piano, oggetti come una scatola di fiammiferi ed un uovo circondano due statue classiche in pose diverse: De Chirico sostituisce alla figura umana i manichini, simbolo costante nelle sue opere, fortemente rappresentativo dell’uomo-automa del suo tempo e non a caso essi sono raffigurati acefali. Tali figure sono collegate allo sfondo tramite assi di legno in prospettiva: si tratta di un paesaggio architettonico sul quale si stagliano a destra il Castello Estense di Ferrara ed a sinistra una fabbrica dalle alte ciminiere, separati visivamente dal busto eretto in primo piano. Questi due edifici sono in forte dissonanza cronologica, rappresentanti due diverse epoche dello sviluppo della civiltà: è il dipolo antico-moderno che in De Chirico non è affatto sinonimo di progresso.

 

Questo dipinto, come altre opere di quest’autore, è stato soggetto a molteplici e varie interpretazioni: l’atmosfera sospesa e straniante, che rende percepibile un silenzio inquietante dalla tela, contribuisce al crearsi di un senso di ambiguità difficile da definire con chiarezza. I colori caldi e la forte luminosità dell’ambientazione acuiscono maggiormente la sensazione di staticità ed apatia che traspaiono dal quadro. Sono indicativamente questi i punti di distacco della Pittura Metafisica da quella Surrealista, benché ad un primo sguardo sembrino collimare e spesso possano essere erroneamente confuse.

 

Questi dettagli tecnici, tuttavia, prescindono dalle divergenze ideologiche che caratterizzano le due correnti artistiche: mentre il Surrealismo tiene ad indagare le profondità dell’animo umano, la Metafisica intende rappresentare una dimensione ben lontana dall’uomo e dalla sua realtà “fisica” (nel vero senso della parola). In altre parole, al ripiegamento introspettivo del Surrealismo si contrappone la ricerca dell’”oltre” della Pittura Metafisica. Tuttavia, entrambe le correnti sono volte alle liberazione dagli artifici sociali creati all’uomo e questo soprattutto perché figlie della stessa epoca.

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