Senza categoria

LE CORBUSIER

LE CORBUSIER

Charled-Edouard Jeanneret-Gris, meglio conosciuto come Le Corbusier, è ricordato prettamente come massimo maestro del Movimento Moderno, rivoluzione architettonica basata sull’introduzione di cinque elementi fondamentali che cambiarono nel profondo l’edilizia degli anni ’20 del secolo scorso. La svolta attuata da Le Corbusier faceva riferimento alla possibilità, cruciale affinché la rivoluzione architettonica potesse essere attuata, di sostituire le mura portanti fatte in solo cemento con quelle in cemento armato. Chiarito il ruolo preminente ricoperto da questo genio dell’architettura moderna, è comprensibile perché il Le Corbusier pittore non sia quasi mai citato nella storia dell’arte di formazione scolastica.

 

Nato nel 1887 in Svizzera, Le Corbusier diede inizio ad una vera e propria produzione artistica soltanto agli inizi del secolo successivo, seguito dal maestro Charles L’Eplattenier. In realtà, il giovanissimo artista aveva superato con successo il test all’Ecole D’Art, ma si era preparato per accedere anche all’Ecole Industrielle. Il suo primo periodo di formazione in incisione ornamentale segna il progredire del pittore verso l’Art Nouveau, ma egli non poté continuare questa strada a causa di gravi problemi di vista. Per questo, scelse di cambiare percorso di studi, dirigendo il proprio talento verso l’architettura, nella quale fu seguito dallo stesso L’Eplattenier. Tuttavia, il disegno restò sempre una costante nella vita di Le Corbusier, che probabilmente conosceremmo come artista di altro genere, se la malattia non ne avesse deviato il percorso formativo.

 

Gran parte del materiale pervenutoci sulla produzione artistica di Le Corbusier comprende prettamente disegni che si presentano simili a bozzetti indefiniti, realizzati con varie tecniche dal classico schizzo in pastelli ad olio al dipinto ad acquarelli, fino anche al collage. Tali opere sono legate agli avvenimenti più importanti della vita dell’artista, passioni e momenti che egli volle imprimere sulla carta. A tal proposito, risulta esemplare il ritratto “Donna sull’uscio di una porta” (immagine in alto), raffigurante l’amata moglie di Le Corbusier: Yvonne Gallis. Nel disegno, risalente al 1933 (appena 3 anni dopo le nozze con la donna), ella si trova all’entrata della casa di Vezélay di un architetto amico di Le Corbusier. La sua figura richiama la linea cubista, la cui essenzialità e schematicità sembra traviare la realisticità in cui il resto dell’ambientazione intende confluire, senza però riuscirci del tutto.

 Il pittore all’ombra del maestro dell’architettura moderna

Proprio quest’abitazione fu di rifugio per l’artista e la sua consorte durante la seconda guerra mondiale, periodo che necessitò l’interruzione del lavoro architettonico. A riprova dell’importanza delle passioni che caratterizzarono la vita di Le Corbusier, egli lasciò ai postumi anche molti disegni ritraenti un esotico gentil sesso, dal quale fu particolarmente attratto quando s’imbatté nelle culture africana e sudamericana. Affascinato dalla donna di colore, figura presentata al mondo in un modo culturalmente distante dall’Europa di quel tempo, Le Corbusier ne fece il proprio soggetto per bozzetti come “Mulatta nuda seduta alzando le braccia”.

 

Inoltre, Le Corbusier mostrò un particolare interesse per le nature morte, che si dilettò a raffigurare in non poche occasioni, poiché erano questi gli oggetti (dalle bottiglie alle scatole di fiammiferi) che ricorrevano più e più volte nelle sue innumerevoli trasferte. Anche un particolare interesse per la natura in genere e per la vita contadina fu espresso da Le Corbusier ancora nel periodo della guerra, quando egli si trovò a contatto con una realtà completamente dissonante da quella borghese-cittadina. A colpirlo furono soprattutto i buoi, simbolo di forza e stabilità, che prenderanno forme diverse in diversi cicli pittorici da lui vissuti. Soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale Le Corbusier poté riprendere l’attività architettonica, in cui traspose gran parte dei mutamenti che il suo approccio verso il mondo aveva ormai preso.

 

Lo stesso Le Corbusier all’epoca rilasciò importanti dichiarazioni nelle quali spiegava l’importanza della produzione della sua sperimentazione artistica, sedimentata “in profondità sotto il mio lavoro di architetto”, affermò l’artista. In realtà, egli non cessò mai completamente l’attività pittorica e negli ultimi anni di vita fu proprio questa forma d’arte a guidarlo verso l’epilogo definitivo. La riscoperta della figura del toro, sperimentata già durante la guerra, trovò infine nuove evoluzioni e divenne un vero e proprio simbolo totemico ancestrale. A suo modo, questo genio dell’architettura moderna ha consegnato ai postumi un tassello aggiuntivo alla produzione artistica del secolo scorso.

 

Dunque, l’attività pittorica di quest’artista, frequentemente ma mai del tutto messa da parte per dedicare un’intera vita all’urbanistica, è senz’altro di fondamentale importanza per capirne il genio in toto. Questo, perché proprio da tale sperimentazione, guidata unicamente da una naturale curiosità, deriva il concetto che Le Corbusier farà proprio per l’impianto degli spazi nei propri progetti architettoniche. Senz’altro, è stata resa giustizia alla produzione pittorica di quest’artista nella mostra “Le Corbusier. Dipinti e disegni”, aperta il 1 dicembre 2007 e chiusa al pubblico soltanto 4 mesi dopo, ad Alessandria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.