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SALVADOR DALì

SALVADOR DALì

Tra la prima e la seconda guerra mondiale, un movimento artistico-letterario innovativo si fece strada in Francia, nato dall’idea del francese André Breton. Questi pubblicò il manifesto del Surrealismo nel 1924, definendo tale filone artistico come “automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere […] in qualsiasi modo il funzionamento reale del pensiero […] al di fuori d’ogni preoccupazione estetica o morale.” La definizione diffusa dal critico d’arte divenne cruciale per comprendere a pieno i significati celati negli enigmatici dipinti surrealisti. Nonostante l’ideatore di questo movimento sia stato Breton, viene riconosciuto come maggior esponente di questa corrente artistica Salvador Dalì, che tuttavia non fu affatto l’unico a cimentarsene.

 

Il primo senso della svolta

surrealista, tralasciando per un momento la rivoluzione di pensiero portata dalla scoperta dell’inconscio, è da ricercare nel tragico epilogo della prima guerra mondiale. Essa, infatti, comportò negli artisti e nei letterati del tempo la ricerca di liberazione dal senso logico della realtà. Non a caso, si tratta del periodo in cui Rimbaud e Baudelaire fondarono un genere poetico basato proprio sull’esplorazione delle profondità della mente umana. Lo stesso Breton diede una definizione di Surrealismo che di per sé nascondeva significati nascosti: “l’automatismo” a cui il critico si riferiva sta proprio nell’inconscio, che impedisce il controllo dell’Io su determinati pensieri od azioni. In realtà, Breton sviluppò questa concezione già durante la guerra, insieme ad altri pensatori che avevano notato la direzione presa dai poeti francesi dell’epoca.

 

E’ proprio dopo aver preso contatto con Breton e Picasso, il quale inaspettatamente si rivelò aderente (seppur non esplicitamente) al movimento surrealista, che il pittore spagnolo Salvador Dalì fece propri i principi di questo movimento artistico. Delle tre tematiche di questa corrente, egli sperimentò maggiormente sogno/follia e liberazione dalle convenzioni sociali, non dando sufficiente spazio alla tematica amorosa: la sua opera più conosciuta è, non a caso, “La Persistenza della Memoria” (immagine in alto). Tale dipinto è conosciutissimo perché introduce per primo una delle metafore più suggestive ricordate ancora oggi nella cultura in generale. Gli “orologi molli”, per così dire, rappresentano la messa in crisi della convinzione di un tempo cronologico al quale l’uomo contemporaneo resta ancorato. La memoria, tuttavia, disgrega questo flusso inarrestabile in momenti di maggiore o minore intensità emotiva e da ciò la “persistenza” che dà nome all’opera in esame. Ciò non fa che rendere vano il costante tentativo dell’uomo di misurare o anche limitare con rigore il tempo della propria vita, che può solo essere assoggettato ad un metro puramente personale.

 

Surrealismo

Peraltro, nelle sue opere Dalì accosta il tema della relatività del tempo al macabro, che sembra sovrastare le sue opere, poiché nulla è improrogabile quanto la morte, che ogni uomo teme. L’intero scenario è avvolto da un’atmosfera onirica, giocata sull’illusione ed anche sulla delusione che ne deriva. Altre opere di Dalì, come “Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio”, sono maggiormente incentrate sul sogno, il cui epilogo si risolve spesso in un risveglio traumatico: è questo l’aspetto che l’artista intende indagare e trasmettere della sfera onirica. Non a caso, in questo dipinto la concatenazione degli eventi che portano al risveglio suscita un senso di assurdo, che diviene inquietante perché nel sogno possono celarsi le peggiori paure come le più felici fantasie.

 

L’interpretazione assolutamente personale del surrealismo portò Salvador Dalì a distaccarsi dagli altri artisti della stessa corrente. Questo distacco potrebbe essere connesso alla tendenza di questo pittore ad esplicitare la tragicità della vita su temi come la castrazione, la putrefazione, l’impotenza o la coprofilia (perversione verso gli escrementi). Del resto, nonostante il surrealismo si basi sul simbolismo di alcuni elementi-chiave, fu difficile per molti intellettuali dell’epoca accettare le rivelazioni sulla sessualità, che S. Freud accompagnò strettamente alla scoperta dell’inconscio.

 Inconscio, illusione e nonsense in un’arte di svolta

Così, non appare tanto inverosimile considerare da questo punto di vista un simile motivo di distacco, che infine fece di Salvador Dalì il più emergente tra i surrealisti. Dopo il distacco da questi pittori, egli si recò negli Stati Uniti, contribuendo a diffondere quest’avanguardia oltreoceano, ma il Surrealismo si diffuse anche in tutta Europa. Ciò, grazie ad artisti quali il belga René Magritte, il tedesco Max Ernst, lo spagnolo Juan Mirò, dei quali parleremo in altra sede con maggiore attenzione alle differenze che li caratterizzano. Per quanto attiene alle differenze del Surrealismo con le avanguardie ad esso più vicine, la Metafisica ed il Dadaismo, abbiamo risposto a tali dubbi nella descrizione di questi altri grandi movimenti novecenteschi.

 

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