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  • TECNICA PITTURA A OLIO

    Tecnica pittura a olio

    Le origini di questa straordinaria tecnica pittorica sono estremamente antiche, ed è grazie alla distruzione ad opera delle milizie afgane di due enormi statue del Buddha site nella valle del Bamiyan, che si deve l’incredibile scoperta: è infatti a seguito del bombardamento che sono riemerse dodici nicchie riccamente decorate con diversi strati di pittura  che sono stati poi sottoposti ad esami specifici (microspettroscopia a infrarossi e microfluorescenza ai raggi X), permettendo quindi di collocare le opere tra i 1500 e i 1800 anni fa.

    Nonostante le radici di questa tecnica affondino in tempi così antichi, è nel XV secolo che la pittura ad olio conosce la diffusione su larga scala, grazie all’opera dei pittori fiamminghi che la resero celebre. La sua introduzione in Italia è attribuita al pittore Antonello da Messina, a seguito di un suo viaggio nei Paesi Bassi: la leggenda vuole che sia rimasto straordinariamente colpito dall’intensità di un dipinto dell’artista fiammingo Van Eyck a Napoli, al punto da affrettarsi ad organizzare un viaggio nelle Fiandre.

    La caratteristica peculiare di questa tecnica è l’impiego dell’olio come legante (olio di semi di lino, papavero…), al posto dell’uso di uovo o gomme naturali.

    PITTURA A OLIO

    La stesura avviene attraverso l’utilizzo di pennelli a setole, ideali per garantire una buona distribuzione del colore sulla tela. I pennelli a setole morbide sono utilizzati per definire i particolari e donare l’effetto levigato al soggetto, e si differenziano dagli altri per la lunghezza superiore del manico. È l’olio presente nei pigmenti a donare gli incomparabili effetti di luce, la grande varietà cromatica e l’intensità peculiari di questa tecnica, formando una pellicola insolubile sulla tela che resiste piuttosto bene al trascorrere del tempo. Questa caratteristica ne ha agevolato la diffusione, semplificando il commercio delle tele che, finalmente, potevano essere trasportate arrotolate, agevolando il lavoro dei mercanti.

    La tecnica della pittura ad olio è caratterizzata dalla sovrapposizione di strati di colore, secondo la regola del “grasso su magro”, ovvero l’utilizzo di strati più ricchi di olio man mano che ci si avvicina a quelli finali; i tempi di realizzazione sono piuttosto lunghi perché la stesura di un nuovo strato è vincolata al fatto che il precedente sia totalmente asciutto.

    La diluizione del colore viene effettuata tramite l’utilizzo di trementine naturali in quantità più abbondante per gli strati “magri” e diminuisce man mano si procede con quelli successivi.

                L’impareggiabile brillantezza e lucentezza del colore ne hanno favorito la diffusione fino a renderla una delle tecniche più apprezzate al mondo: la versatilità di impiego di questi pigmenti ha stimolato la fantasia di grandi maestri della pittura come Leonardo da Vinci, che ne ha esaltato le caratteristiche con l’uso della tecnica dello sfumato e di Vincent Van Gogh che invece prediligeva una pittura più materica, arrivando a spremere il colore direttamente dal tubetto per godere a pieno della sua intensità.

  • DIPINGERE CON I COLORI A TEMPERA

    Dipingere con i colori a tempera

    Il termine tempera deriva dall’italiano arcaico e significa “stemperare”, ovvero mescolare, facendo riferimento all’operazione di diluizione dei pigmenti in acqua e all’aggiunta di sostanze leganti, in particolare l’uovo, la cui composizione proteica garantisce la giusta corposità al colore.

    I metodi per preparare la tempera all’uovo, come spiegato dal Cennini nel suo Libro dell’Arte, sono due: nel primo metodo il tuorlo d’uovo viene sbattuto con un ramo di fico appena tagliato: ciò consente ai fluidi contenuti nel legno di amalgamarsi con il composto donando una maggiore fluidità e resistenza all’essiccazione sulla tavolozza; il secondo metodo prevede che i pigmenti vengano mescolati solo con il rosso d’uovo.

    Con il tempo si sono sviluppati nuovi tipi di tempera: la tempera a colla e la tempera a cera. Attualmente la tempera a colla viene utilizzata per le decorazioni murali ed in campo scenografico; l’utilizzo di colle animali dona maggiore luminosità al pigmento ma ha il difetto di mutare notevolmente di tonalità durante l’asciugatura.

    Le tecniche pittoriche: La Tempera

    La tempera a cera è una sorta di fusione tra la tempera classica e la tecnica dell’encausto che vede i primi esperimenti di questa fusione già nel medioevo; l’aggiunta di cere e resine nei colori a tempera li rende molto meno vulnerabili all’azione dell’umidità.

    Le tracce più antiche dell’uso dei colori a tempera risalgono al periodo etrusco, ma ci sono testimonianze che anche i romani conoscessero questa tecnica. I colori vivaci delle tempere vengono largamente utilizzati anche dai pittori bizantini per la decorazione delle icone, ma la più grande diffusione avviene nel rinascimento, finché non viene sostituita dalla pittura ad olio.

    La principale caratteristica di questa tecnica risiede nella sua versatilità: è facilmente utilizzabile su qualsiasi tipo di supporto purché sufficientemente rigido, poroso e adeguatamente sgrassato (legno, gesso, terracotta…); la sua composizione ne consente una rapida asciugatura ed è un’ottima soluzione per chiunque voglia iniziare a cimentarsi con la pittura, grazie al basso costo delle materie prime e alla facilità di utilizzo. La rapidità di asciugatura tuttavia comporta la necessità che il lavoro sia programmato in precedenza e la sua scarsa malleabilità rende pressoché impossibile la fusione tra pennellate di colori diversi in tempi brevi.

  • EROTISMO E INTROSPEZIONE DI GUSTAV KLIMT

    Erotismo e introspezione di Gustav Klimt

    Il “Bacio” è il dipinto grazie al quale viene finalmente riconosciuto il contributo apportato da Gustav Klimt all’arte. Le opere precedenti erano state quasi sempre osteggiate e criticate, poiché ritenute oltraggiose per il contenuto altamente erotico e provocatorio che le caratterizzava.

    klimt pittore moderno quadri

    Basti pensare a “Bisce d’acquaII”( 1904-1907) dove una forte sensualità viene sprigionata dalle conturbanti figure di donna che si abbandonano al loro amore saffico all’interno di un ambiente acqueo, in cui capelli di un rosso fiammante ed alghe si intrecciano e una ricca ornamentazione impreziosisce la rappresentazione.

    Il “Bacio” è dipinto su uno sfondo in oro con decorazioni a mosaico, che aveva riscoperto durante  un viaggio  a Ravenna.

    Al centro della tela un uomo si china per baciare una donna inginocchiata su un prato fiorito ricco di particolari dorati. Il viso della donna è racchiuso tra le mani dell’uomo, il quale, per la prima volta nei dipinti di Klimt, sembra sfatare il mito dell’uomo dominato dalla donna e soggiogato dalla sua forza sensuale. Qui sembra sia l’uomo a dirigere le emozioni e le passioni della tanto decantata”femme fatale”.

    I NOSTRI QUADRI MODERNI DI KLIMT CONSIGLIATI

    I visi e le braccia dei due personaggi costituiscono gli unici elementi realistici della scena, il resto del dipinto invece presenta tinte piatte e volumi geometrici accostati.

    La donna abbraccia l’uomo e si abbandona al suo bacio, anche se mantiene piedi e mani contratti, come a voler mostrare ancora un po’ di resistenza, che però non è sufficiente ad evitare il contatto.

    Il conflitto uomo/donna, tema tipico delle opere di Klimt, qui non si assopisce totalmente e si risolve nelle forme dei due soggetti: forma quadrata per l’uomo e circolare per la donna. 

    La coppia è contornata da un ovale dorato, che la avvolge totalmente arricchendo la scena. La parte d’oro che ricopre l’uomo presenta delle figure geometriche bianche e nere, mentre la donna presenta decorazioni con mazzi di fiori e figure tondeggianti.

    È curioso notare che Klimt decida di vestire i suoi personaggi con le tuniche che di solito egli stesso indossava; ovviamente non si tratta di una decisione causale, ma di una scelta ben ponderata finalizzata ad aggirare la censura alla quale il tema del bacio era sottoposto.

    I due personaggi presentano infatti abiti avvolgenti e sontuosi che nascondono le forme, non rinuncia però ad impreziosirli con l’oro, che regala luminosità al quadro e diviene simbolo di erotismo.

    In questo modo non solo rompe il tabù del bacio, ma l’opera riceve anche il beneplacito dei puritani. Essi infatti non recepiscono il carattere sensuale del tessuto dorato e dei virtuosismi cromatici e accettano di buon grado la rappresentazione.

    Inoltre durante la Rassegna d’Arte del 1908 il “Bacio” riceve il consenso dell’intera classe borghese e  viene immediatamente acquistato dallo stato austriaco.

    quadro abbraccio klimt

    Il quadro è simbolo delle felicità domestica, tema che Klimt aveva iniziato ad affrontare ne “L’abbraccio” (1905-1909) realizzato per il “Fregio Stoclet”, e che nel “Bacio” trova la sua piena sublimazione.

    L’oro tanto utilizzato dal pittore nelle sue opere, e in modo particolare nel dipinto in questione, assume significati differenti a seconda del ruolo che l’artista gli attribuisce. Inizialmente Klimt lo adopera per sottolineare il carattere sacro e magico di alcuni oggetti. Ne è un esempio “la Musica II “ (1898) dove la cetra è completamente realizzata d’oro, oppure  “Pallade Atena” (1898) dove questa volta sono l’elmo e l’armatura a divenire simbolo magico e sacro. Più tardi l’artista avvolgerà le sue “femme fatales” in vesti dorate, come in “Giuditta I (1901), mettendo così in rilievo il potere suggestivo e seducente della donna. 

    Nel suo “periodo d’oro” (di cui fa parte il “Bacio”) questo elemento ha il compito di racchiudere il senso del destino dell’uomo e mettere in evidenza i misteri dell’esistenza terrena. Esempi di questo periodo sono i ritratti di Fritza Riedler 1906, e Adele Bloch-Bauer I 1907, donne che sono lacerate dalla tradizione conservatrice che sono costrette a subire e alla quale devono obbligatoriamente sottostare. Sono schiave delle loro ricchezze, della classe sociale alla quale appartengono e ne portano i segni nello sguardo malinconico e quasi assente. Nonostante questo conservano però quel carattere sensuale che caratterizza tutti i ritratti di Klimt, e che si esplicita nelle vesti che delineano perfettamente il loro corpo. Effetto che il pittore realizzava disegnando prima il corpo nudo della modella e poi vestendolo con abiti che aderivano perfettamente sulla silhouette senza veli.

    Se in queste opere Klimt presta particolare attenzione alla caratterizzazione psicologica del soggetto, ponendosi l’obiettivo di entrare nel profondo della psiche dei suoi personaggi, con l’avvento dell’espressionismo man mano l’indagine introspettiva dei personaggi lascia il passo ad una stilizzazione più rigida degli stessi.

    Sono in particolare le opere di Munch, Matisse e dei fauves a generare in Klimt un’ esigenza di rinnovamento, che riesce ad interpretare nelle ultime opere.

    L’artista infatti sceglie di abbandonare l’ornamentazione sfarzosa della fase d’oro in favore di nuovi affascinanti motivi. Esempio di questo periodo è “Signora con cappello e boa di piume” (1909). Klimt in

    quest’opera è chiaramente influenzato dal salone di moda diretto da Emile Floge, dal quale prende spunto per gli accessori con i quali veste le sue “femmes fatales”, che ora mostrano un’ingenuità che nei precedenti dipinti era difficile riscontrare.

    La sua produzione tarda si concentra soprattutto sulla ritrattistica, per la quale prende spunto dalle stampe giapponesi, come già avevano fatto Monet per ”La giapponese” (1876) dove ritrae Mm Monet vestita con un kimono di un rosso acceso, circondata da ventagli; e Van Gogh per “ Ritratto di pere Tanguy”, dove ritrae il mercante d’arte circondato da stampe giapponesi.

    Dalle xilografie giapponesi Klimt prende soprattutto i motivi decorativi, come è visibile in “La danzatrice” (1916-1918) in cui la donna, sebbene racchiuda un’innocenza che precedentemente non era percepibile, non perde il suo carattere erotico, che però assume un significato differente rispetto ai dipinti precedenti.

    In questo periodo infatti Klimt decide di trattare la tematica dell’erotismo da una diversa angolazione, che trova la sua piena espressione nell’attesa, e infatti le figure femminili di questi dipinti sembrano sempre attendere qualcosa.

    Durante la sua produzione Klimt affronta anche un altro tema, ovvero quello della morte, di cui un tipico esempio è ”Morte e vita” (1916). Si tratta di un tema fondamentale del pensiero dell’artista che viene ampiamente trattato anche da altri pittori del periodo, come  Munch in “ la Danza della vita”, dove il pittore sintetizza la vita della donna in tre fasi: una caratterizzata dalla purezza virginale, in cui la figura di donna indossa un abito bianco; l’altra da una bruciante passione, espressa nel dipinto attraverso un abito rosso  e infine la morte, resa con un abito nero.

    Lo stesso tema è affrontato da Schiele, in “La madre morta” dove è visibile il bambino nel grembo della madre ormai senza vita. Si tratta di un dipinto drammatico dove l’ossessione funesta del pittore trova la sua rivelazione nel corpo esanime della donna.

    A differenza di Klimt, però, Schiele avverte la morte come una minaccia, che nemmeno una nuova vita, come quella del bambino in “La madre morta”, può riuscire ad ostacolare.

    Nel dipinto di Klimt invece i personaggi non si accorgono nemmeno della sua presenza; qui la morte è intesa come una fase naturale del ciclo della vita.

    Un altro punto centrale dell’arte di Klimt è sicuramente la donna, vista come forza dominante sull’uomo, capace di scatenare intense passioni con il suo charme travolgente e la sua natura erotica.

    Sebbene questo sia stato il soggetto prediletto dal pittore, egli si è anche dedicato alla rappresentazione di paesaggi, nei quali stupisce notare che non vi è presenza della figura umana tantomeno della donna.

    Questo tipo di soggetti costituivano per lui un’opportunità per rilassarsi e meditare. Per i suoi paesaggi infatti egli non realizzava disegni preparatori e forse è proprio per questi motivi che in queste opere emerge il lato più intimo del pittore.

    I paesaggi come i ritratti seguono un’evoluzione stilistica. Dapprima sono profondamente legati all’arte del mosaico, in seguito se ne distaccano mostrando tracce di cubismo, come accade in “la chiesa di Cassone” (1913) dove si può notare il colore cubista delle architetture. Qui Klimt attua una perfetta integrazione tra i tre elementi del dipinto: acqua, vegetazione e architettura, riuscendo nel suo intento di realizzare un armonico equilibrio. Anche qui possiamo rintracciare il tema della morte, e in particolar modo nei cipressi, i quali, come si sa, sono gli alberi che solitamente si trovano nei cimiteri. In questo dipinto, inoltre, Klimt sceglie di rinunciare alla vivacità cromatica, che invece ritroviamo nel resto della sua produzione, in favore di una pittura con meno orpelli che però lascia spazio all’esaltazione sentimenti e degli stati d’animo del pittore, mostrandoci un’altra faccia di questo sorprendente artista. 

  • TECNICA PITTORICA DELL’ACQUERELLO

    Tecnica pittorica acquerello – Le prime testimonianze dell’impiego degli acquerelli come strumenti decorativi risalgono al 1300 a.C., epoca degli antichi egizi che utilizzavano questi colori per l’illustrazione di alcuni testi, tra i quali spicca il celebre Libro dei Morti.

    Nell’antica Grecia, Roma, Bisanzio ed in tutte le più famose civiltà del passato vi sono prove dell’uso di questa tecnica, per lo più impiegata per la decorazione di miniature, sebbene non entri a far parte delle tecniche pittoriche degli artisti in senso stretto, restando rilegata per molto tempo al settore topografico e all’illustrazione a scopo didattico.

    La diffusione della tecnica dell’acquerello cresce esponenzialmente con la diffusione della stampa. Le illustrazioni stampate vengono infatti colorate manualmente e la tecnica dell’acquerello, grazie alla sua delicata brillantezza e trasparenza, viene incoronata come scelta più adeguata.

    Bisogna attendere il periodo tra il XIII e il XIX secolo per assistere alla diffusione dell’acquerello tra i grandi artisti dell’epoca. Mutano in questi anni i gusti estetici delle arti visive ed acquisiscono consensi le rappresentazioni più luminose ed i soggetti a tema paesaggistico e naturalistico, che si prestano meravigliosamente ad essere rappresentati con questa tecnica.

    tecnica colori acquerello

    CENNI STORICI SULLA TECNICA DELL’ACQUERELLO

    Nel 1804, in Inghilterra, viene fondata la prima società di acquerellisti al mondo, la Società dei pittori ad acquerello che riceverà il titolo di “Reale” per mano della regina Vittoria, nel 1881.

    Le principali tecniche di stesura del colore sono tre: a tecnica a velature sovrapposte, la tecnica del bagnato su bagnato e quella del bagnato su asciutto.

    Nel primo metodo le macchie di colore si sovrappongono man mano si procede nella stesura, al fine di donare al disegno maggiore profondità. Il metodo del bagnato su bagnato si effettua stendendo il colore direttamente su un foglio umido, che permette al pigmento di diffondersi agevolmente. Contrariamente il metodo dell’asciutto su bagnato è caratterizzato dalla stesura del colore, disciolto in acqua, direttamente su un supporto asciutto.

    TECNICA PITTORICA ACQUERELLO

    Questa tecnica, che può apparire facile ad un occhio non esperto, è in realtà piuttosto complessa. La trasparenza tipica dell’acquerello non permette correzione di eventuali errori tramite la sovrapposizione di strati di colore (come avviene nella pittura ad olio o a tempera) poiché le stesure non possono in alcun modo essere nascoste.

    Il disegno deve essere eseguito con un tratto appena accennato, per evitare che traspaiano i segni a matita o a carboncino attraverso il colore.

    Anche eventuali correzioni del disegno possono compromettere l’esito del dipinto. La gomma da cancellare lascia sulla carta inevitabili abrasioni che influiscono negativamente sull’omogeneità dell’assorbimento del pigmento.

    Uno dei punti forti di questa tecnica è l’estrema facilità nel reperire i materiali necessari, che risultano essere piuttosto comuni e di poco ingombro.

    I supporti possono essere di varia natura ma i più comuni sono normali fogli di carta, pergamena e cartone.

    La carta più utilizzata per la pittura ad acquerello è composta da una pasta di stracci di lino o cotone che garantisce una ruvidità ideale che permette al colore di trattenersi agevolmente nelle fibre.

    Ovviamente la scelta è demandata all’artista in base all’effetto finale che desidera ottenere.

    Una carta a filigrana molto fine sarà adeguata per un opera che presenta un grande numero di dettagli.

    Una carta più ruvida favorisce il depositarsi del colore in pennellate più vigorose ed intense.

    I diversi effetti stilistici possono essere modulati anche attraverso la quantità di acqua che viene incamerata nel pennello: maggiore è l’acqua contenuta nelle setole e più il colore apparirà trasparente.

  • BREVE SAGGIO SUL QUADRO MODERNO PONTE DI BROOKLYN

    UN BREVE SAGGIO SU QUESTO QUADRO MODERNO

    Dov’è la meta?

    Dov’è la meta? La cerchiamo tra il turbinio di foglie secche in autunno, quando folate di vento tiepido le alzano a mezz’aria, e lì per pochi secondi rimangono sospese. Minuto dopo minuto i passi incalzanti scandiscono il fiato, donando una certa stabilità al ritmo cardiaco. Intanto che i chilometri si sovrappongono, silenziosa arriva la pioggia, che a volte lascia il posto al nevischio. Dov’è la meta? Forse è più in là, ma non ha importanza. La strada consumata accoglie sempre e comunque piedi che guadagnano terreno. Tra le nuvole si fa largo il tiepido sole, e la natura esplode in un turbinio di colori. Mentre la primavera attende l’arrivo dell’estate, dov’è la meta? Forse è solo un ricordo sbiadito, un’esigenza ormai lontana. Il sudore goccia a goccia scende, il sole infuocato di un tramonto, o carico di un’alba, scalda sempre e comunque i pensieri. La meta non c’è. I sogni sono l’unica meta esistente.

  • UNA STORIA NATA DOPO AVER VISTO UN QUADRO CON TRAMONTO

    Il quadro che mi ha ispirato:

     

    Il sogno

     

    In un mondo che è sempre di corsa e il tempo sembra non bastare mai, cercare momenti solo per sé, degni di nota e ritagliati da tutto il resto, è essenziale. Perché il tempo, bisogna tenerlo bene a mente, è l’unica cosa che non torna indietro, perché la qualità del tempo è diventata una priorità rispetto alla quantità.

    Fermarsi e ripetere: «Posso farcela, come, quando, e dove voglio, le lancette dell’orologio non saranno più abili burattinai della mia vita, posso cogliere il lato positivo sotto ogni prospettiva, sotto ogni punto di vista, in ogni momento». Dirlo a se stessi ad alta voce, e tra le gocce di sudore, che sembrano lacrime sorridere; perché tutto il resto, quando rallentiamo quei passi veloci, ritmati e scanditi, costanti e affaticati, non conta. Assaporare ogni istante, viaggiare con il cuore senza una meta, correre e lasciare libera la mente di sognare, perché in fondo, in un mondo condizionato da mille priorità, mille regole, mille obiettivi prefissati, nei nostri sogni, siamo liberi di decidere se e quale traguardo tagliare.

  • Idee originali per i regali di Natale: un quadro dipinto a mano per la persona che ami

    Mancano ormai pochi giorni al Natale ed in tantissimi sono alle prese con gli ultimi regali da fare ai propri cari.

    Il web è sicuramente uno dei canali più gettonati dove trovare il “pensiero” giusto, ma anche quello più originale e meno costoso, un regalo che possa stupire e far felici i propri cari, gli amici o la persona amata.

    In questo articolo desideriamo suggerire qualche idea nuova, diversa dai soliti regali super tecnologici, dai gioielli o dai capi di abbigliamento, che in genere si regalano in tante altre occasioni.

    IDEE REGALO PER NATALE

    Non pensate anche voi che un quadro dipinto a mano, raffigurante un soggetto particolare che rievoca i ricordi più belli oppure un ritratto o un paesaggio d’altri tempi possano davvero far felici coloro i quali lo riceveranno?

    Volete sapere come fare per trovare un regalo così speciale? Semplice, basta trovare il sito giusto dove ordinare il vostro dipinto a mano, scegliendo il soggetto, i colori ed il tipo di pittura che preferite.

    Dipintimoderni.it, ad esempio, è in grado di soddisfare ogni tipo di richiesta, consigliandovi al meglio; ai vostri occhi apparirà una vera e propria galleria di arte moderna online, in cui i professionisti del settore si occupano principalmente di realizzare bellissimi dipinti a mano, con tecnica mista acrilico ed olio su tela.

    Se per il prossimo Natale desiderate regalare un vostro ritratto alla persona che amate o un vero e proprio quadro di famiglia in stile classico o moderno, non dovete fare altro che inviare una foto o l’immagine che preferite direttamente via email, comunicando le misure desiderate ed entro 24 ore ricevete risposta.

    In pochi giorni il vostro quadro arriverà direttamente a domicilio, senza neanche dovervi preoccupare di andare a ritirarlo.

    Un quadro interamente realizzato a mano, nulla ha a che vedere con le solite stampe digitali che siamo abituati a trovare nei discount o sul web stesso, è sufficiente guardarle da vicino per rendersi subito conto di quale sia la differenza.

    Una stampa digitale non riporta alcuna personalizzazione dell’artista, è una mera immagine piatta, semplicemente stampata in serie, niente di più.

    Se il vostro intento è quello di donare una vera e propria opera d’arte, un dipinto a mano è la scelta più appropriata, oltre che originale ed unica, un regalo in grado di trasmettere emozioni ogni volta che lo si guarda e di evocare ricordi particolari, per sempre impressi su di una tela.

    Pensiamo ad un quadro realizzato a mano anche come pezzo d’arredamento, scegliendo il soggetto, lo stile, la forma ed i colori che si sposino perfettamente al resto dell’ambiente in cui verrà collocato, anche in questo caso sarà sicuramente un regalo molto apprezzato e diverso dai soliti oggetti d’arredo, messi lì fin quando non ci si stancherà di vederli.

    Desiderate davvero stupire i vostri amici o le persone ai voi più care questo Natale? Regalate loro un dipinto a mano, sarà sicuramente un dono molto gradito, quello che vi renderà speciali per sempre!

  • ARTE SCANDALOSA

    Non è insolito parlare dell’arte associandola al concetto di scandalo. Probabilmente ogni fenomeno artistico degno di entrare a far parte della storia dell’arte nasce da un’opera fuori dall’ordinario, a tal punto insolita da destare perplessità e stupore.

    Lo stesso Michelangelo e la sua volta della Cappella Sistina caddero sotto la mannaia della censura, dopo il Concilio di Trento che qualificò come indecorosa una delle più stupefacenti manifestazioni dell’arte rinascimentale.

    Lo stesso Picasso con la sua Guernica destò lo sconcerto dell’ambasciatore tedesco Otto Abertz, per il quale il dipinto era “un orrore”; Gustave Coubert con l’Origine du Monde scandalizzò la borghesia ben pensante, la sua rappresentazione del corpo femminile fu considerata troppo realistica e spregiudicata , per non parlare dell’allegorico titolo dell’opera, che maschera, neanche troppo velatamente, una pungente ironia.

    Ma è poi realmente possibile qualificare queste opere come scandalose?

    Una valutazione critica di un’opera d’arte non può che tener presente parametri tecnici, stilistici e valutazioni di tipo sociale in cui vengono in evidenza il contesto storico e la particolare sensibilità collettiva.

    Da tal punto di vista sembrerebbe paradossale definire Michelangelo, Picasso, Coubert come dei provocatori, è quasi un’eresia. Ciò che distingue i grandi artisti dalla moltitudine degli aspiranti talenti è la capacità di comunicare, di far trasparire un’idea, un messaggio, una critica sociale. Se ciò è vero, esiste altro mezzo migliore dello scandalo per attirare l’attenzione del grande pubblico?

    Qualsiasi comunicatore, che usi la parola, la pittura, la musica, sa che un’eccellente orazione senza ascoltatori è vana. 

    Creare scalpore non è solo uno strumento pubblicitario, ma una conseguenza inevitabile.

    Nel 2005 Banksy, il maggiore esponente del movimento della street art, rappresentò sulla barriera di separazione israeliana   degli squarci, che permettono di “vedere” il mondo dall’altra parte del “muro”, generando scalpore ed indignazione. In questo caso è l’idea dietro l’opera che rompe  con gli schemi sociali, viola la regola del silenzio e si impone con forza dirompente. 

    Gli artisti più amati e al contempo criticati sono coloro che dettano le loro regole sulla scena, proponendo messaggi contro corrente, che mettono in luce le piccole ipocrisie degli uomini, o le amare verità, come nel caso di Banksy.

    Nel 1907 Picasso  mostrò al mondo Les Demoiselles d’Avignon, il dipinto che divenne poi il manifesto artistico del cubismo, nonostante i suoi contemporanei non compresero immediatamente questo nuovo stile pittorico. Per il collezionista russo Scukin questo capolavoro “(Era) la rovina dell’arte francese”, perfino Matisse lo definì oltraggioso. Eppure quell’opera era figlia della filosofia che segnò un’intera epoca, era espressione visiva della crisi dell’io, del relativismo psicologico, concetti che confluirono nella letteratura.

    Infondo quindi l’arte è scandalosa, o meglio deve esserlo. L’artista da voce all’evoluzione storico-sociale, diviene specchio di una realtà ancora sconosciuta alla massa, che grazie all’operato di pittori, letterati, poeti, musicisti riesce a vedere ciò che prima era celato agli occhi. Tuttavia la verità può sbalordire, od anche incuriosire, perfino inorridire, ma è anche l’unico obiettivo da perseguire. 

  • LE TECNICHE PITTORICHE: IL GUAZZO

    Tecniche pittoriche: l’attribuzione dell’origine della parola guazzo è piuttosto controversa perché è contesa tra il latino (vadum guado) ed il germanico (da wazzar o wasser, ovvero sguazzare, acqua, movimento).

     Le origini di questa tecnica risalgono al lontano trecento, dove era impiegata dai miniaturisti per far risaltare l’oro sulle illustrazioni; è stata utilizzata per secoli senza tuttavia generare una scuola specifica e la ritroviamo infatti nella stesura dei bozzetti che precedevano i grandi lavori ad olio e successivamente, dall’ottocento in poi, nei cartelloni pubblicitari, nelle decalcomanie e negli ambienti scenografici.

                Il guazzo (o gouache) è una pittura non permanente, a base di un pigmento che possiede le stesse caratteristiche della tempera, la cui somiglianza gli è valsa il nomignolo di “tempera magra” al quale viene aggiunto gesso o biacca insieme ad un composto di gomma (arabica, adragante o di origine animale). La sua composizione consente al colore di acquisire maggiore consistenza e di passare agevolmente dal colore scuro al colore chiaro mediante l’aggiunta di bianco.

                La sua composizione conferisce una grande luminosità ai dipinti e dona ai colori la tonalità perlacea dei dipinti ad olio, ma i colori schiariscono notevolmente con l’asciugatura e ciò rende difficoltoso trovare la giusta tonalità di colore. Le sue caratteristiche la rendono una tecnica efficace solo per mani esperte soprattutto per la rapidità con cui va lavorata (i dipinti a guazzo non possono essere ritoccati) e lo strato di colore non deve essere troppo spesso perché possono formarsi delle microfessurazioni che resistono all’essiccazione e tolgono bellezza ed uniformità al dipinto: per ovviare al problema si utilizza una sostanza chiamata acquapasto che, aggiunta al colore, lo rende più consistente, accorciando però ulteriormente i tempi di asciugatura.

    Le superfici che possono essere utilizzate con questa tecnica sono carta, cartone, tele, compensati o legno che però devono subire un trattamento a base di gesso e colla prima di poter accogliere il colore.

    I metodi più comuni per dipingere a guazzo sono tre:

    – i colori possono essere mescolati con acqua pura e acqua nella quale è stata disciolta il 10% di gomma ed una piccola parte di polvere di zucchero; 

    – i colori vengono mescolati solo con acqua e la soluzione contenente gomma viene vaporizzata sull’opera conclusa;

    – i colori vengono mescolati con una soluzione satura di gomma e successivamente diluiti con acqua.

    Per pitturare a guazzo è sufficiente una tavolozza di otto colori: nero d’avorio, blu cobalto, terra d’ombra naturale, terra di Siena bruciata, rosso cadmio, giallo Napoli, verde smeraldo, ocra gialla ed infine il bianco di zinco che si utilizza per schiarire i colori al posto dell’acqua che si impiega con le tempere.

                L’artista che in assoluto ha preferito questa tecnica per la realizzazione di opere straordinarie è sicuramente Gen Paul, pittore espressionista francese che la scelse inizialmente per la difficile situazione economica in cui versava, scelta che si è poi rivelata vincente perché in essa ha trovato lo strumento ideale per raccontare attraverso il tratto rapido e vigoroso che lo contraddistingue, innumerevoli impetuose emozioni. 

  • LE TECNICHE PITTORICHE: I COLORI ACRILICI

    La storia della pittura acrilica è piuttosto recente: inizia del 1832, quando il chimico svizzero Schonbein, durante alcuni studi, scopre la nitrocellulosa, un prodotto ottenuto dalla modificazione della cellulosa attraverso l’utilizzo dell’acido nitrico. Questa nuova sostanza dalle caratteristiche fortemente esplosive sarà utilizzata largamente nella prima guerra mondiale, all’interno dei detonatori.

    Al termine del conflitto, le ingenti quantità di nitrocellulosa giacenti nei magazzini e rimaste totalmente inutilizzate, insieme agli impianti atti a produrla, vengono convertiti per produrre resine e materiali plastici.

    L’industria metalmeccanica richiede nuovi materiali, in particolare smalti e lacche sintetiche per la verniciatura delle automobili: il rapido progresso tecnologico avvenuto intorno agli anni venti ha sviluppato nuove esigenze da parte delle catene di produzione del settore automobilistico, in rapida espansione.

    Negli anni trenta del novecento, un noto gruppo di artisti messicani chiamato “Il movimento artistico dei muralisti messicani” è in cerca di nuove vernici, resistenti e adeguate a dipingere superfici difficili come intonaco e cemento. Nel corso degli anni la tecnica viene così perfezionata subendo numerose trasformazioni, fino a diventare la pittura acrilica che conosciamo oggi.

                Nella seconda metà del novecento i colori acrilici hanno subito innumerevoli migliorie, soprattutto nello sviluppo della tavolozza cromatica e nell’introduzione di additivi di varia natura che hanno permesso di generare effetti artistici impossibili da ottenere con altre tecniche.

    La ricerca nel campo dei polimeri ha consentito di raggiungere risultati incredibili, che non hanno rivali in termini di stabilità, durabilità ed economicità, ma possiedono anche caratteristiche estetiche nuove come opacità, fluorescenza ed effetti metallizzati.

    I campi di applicazione di questa tecnica innovativa sono soprattutto nell’illustrazione di fumetti e di cartoni animati, nel collage e nella pittura murale. Asciugano molto rapidamente ed il tempo di realizzazione è perciò molto limitato.

                I dipinti hanno bisogno di una preparazione adeguata prima che si possa procedere con gli strati di colore: l’imprimitura su tela, ovvero il trattamento a base di biacca e olio cotto oppure colla e gesso spento, viene effettuato sulla tela affinché essa possa accogliere adeguatamente il colore, così da assicurarne una lunga durata nel tempo. L’imprimitura del legno invece si effettua con gesso acrilico. Successivamente si procede al proplasma, ovvero l’applicazione di due mani di colore di fondo, necessario affinché gli effetti cromatici vengano valorizzati al massimo.

    Al momento della stesura dei colori acrilici bisogna sempre tenere in considerazione che, per la loro composizione chimica, quando asciugano tendono a scurire: per ovviare a questo inconveniente è necessario dare maggiore corposità alle zone in luce.

    Con i colori acrilici non è possibile ottenere l’effetto della sfumatura, come avviene per la pittura ad olio: con questa tecnica il colore va steso a tratti, in modo che il passaggio da un colore all’altro sia graduale, avvenendo mediante una scala cromatica.

                La forza di questa innovativa tecnica pittorica risiede sicuramente nella resistenza, caratteristica fondamentale nell’arte moderna e contemporanea (gli acrilici sono impermeabili e non si sfaldano) e nei nuovi effetti cromatici, scelti da artisti visionari ed altamente espressivi come Andy Walhol.