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  • LE “VETRINE” DI ANDY WARHOL

    ANDY WARHOL

    “Le etichette vanno bene per le lattine, non per le persone”. Non amava essere definito il poliedrico artista Andy Warhol, figura predominante della Pop Art e tra gli artisti più influenti del XX secolo. Scultore, regista e produttore cinematografico statunitense ma soprattutto pittore. La sua attività artistica conta innumerevoli opere, specialmente prodotte in serie con l’impianto serigrafico. Come dimenticare le famose rappresentazioni delle icone appartenenti al panorama storico e cinematografico internazionale Marylin Monroe, Che Guevara e Mao Tze-Tung? Chi non ha mai trovato in commercio copie delle sue opere aventi ad oggetto famosi marchi pubblicitari, come la Coca-Cola? Warhol amava riprodurre su grosse tele più volte la medesima immagine alterandone i colori ed il senso, con una netta predilezione per le tinte accese e vivaci. Mediante la riproduzione dell’immagine su vasta scala Warhol riusciva a svuotare le immagini del loro significato originario donandogli nuova vita e nuova luce trasformandole in eccentrici inni alla Pop Art.              

    Napoli, la città del sole, ospiterà dal 18 Aprile al 20 luglio 2014 presso il Palazzo delle Arti la mostra “Vetrine” interamente dedicata all’artista, curata da Achille Bonito Oliva e organizzata da Spirale d’Idee in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura ed il Turismo del Comune di Napoli, in Partnership Electronic Art Cafè e con il supporto di Jaguar Land Rover e Ferrarelle. Il titolo della mostra deriva dalla sua suddivisione in un sentiero di vita dell’artista: 4 vetrine espositive che ripercorrono il dialogo ininterrotto di Warhol con le case discografiche, le pop stars, i grandi marchi ed il merchandising turistico e culturale. La mostra ospiterà ben 180 opere, tra cui le serigrafie delle Campbell’s Soup, le “scatole-scultura”, la serie Ladies and Gentleman del 1975, la storica serie Marylin del 1967 nonché quella firmata da Warhol nel 1985 con la scritta <Questa non è mia>. “Vetrine” però, non si limita a raccontare la carriera oltremare dell’artista, la mostra dedica infatti uno spazio al rapporto che legava l’artista alla città di Napoli attorno agli anni ’70, periodo in cui Warhol strette amicizia con il gallerista Lucio Amelio. Risale a questo periodo la realizzazione del noto headline work Fate presto, basato sulla prima pagina del Mattino del 23 novembre 1980 il cui strillo mutava in notizia la tragicità del terremoto in Iripina, evento la cui violenza impressionò fortemente la sensibilità dell’artista. Parte del percorso espositivo sembra ripercorrere la storia di Napoli, costellato com’è dalle raffigurazioni che Warhol dedicò a personaggi illustri che proprio in questa città ebbe modo di conoscere, come Graziella Lonardi Buontempo, Ernesto Esposito, Peppino di Bernardo e Salvatore Pica.

    La mostra traccia evidentemente una linea immaginaria fra la realtà statunitense vissuta da Warhol, così colorata, caotica e ricca di spunti, e la realtà mediterranea di Napoli, culla di antiche civiltà e a sua volta luogo in cui l’artista poté trarre grande ispirazione dalla creatività popolare partenopea.

  • SALVADOR DALì

    SALVADOR DALì

    Tra la prima e la seconda guerra mondiale, un movimento artistico-letterario innovativo si fece strada in Francia, nato dall’idea del francese André Breton. Questi pubblicò il manifesto del Surrealismo nel 1924, definendo tale filone artistico come “automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere […] in qualsiasi modo il funzionamento reale del pensiero […] al di fuori d’ogni preoccupazione estetica o morale.” La definizione diffusa dal critico d’arte divenne cruciale per comprendere a pieno i significati celati negli enigmatici dipinti surrealisti. Nonostante l’ideatore di questo movimento sia stato Breton, viene riconosciuto come maggior esponente di questa corrente artistica Salvador Dalì, che tuttavia non fu affatto l’unico a cimentarsene.

     

    Il primo senso della svolta

    surrealista, tralasciando per un momento la rivoluzione di pensiero portata dalla scoperta dell’inconscio, è da ricercare nel tragico epilogo della prima guerra mondiale. Essa, infatti, comportò negli artisti e nei letterati del tempo la ricerca di liberazione dal senso logico della realtà. Non a caso, si tratta del periodo in cui Rimbaud e Baudelaire fondarono un genere poetico basato proprio sull’esplorazione delle profondità della mente umana. Lo stesso Breton diede una definizione di Surrealismo che di per sé nascondeva significati nascosti: “l’automatismo” a cui il critico si riferiva sta proprio nell’inconscio, che impedisce il controllo dell’Io su determinati pensieri od azioni. In realtà, Breton sviluppò questa concezione già durante la guerra, insieme ad altri pensatori che avevano notato la direzione presa dai poeti francesi dell’epoca.

     

    E’ proprio dopo aver preso contatto con Breton e Picasso, il quale inaspettatamente si rivelò aderente (seppur non esplicitamente) al movimento surrealista, che il pittore spagnolo Salvador Dalì fece propri i principi di questo movimento artistico. Delle tre tematiche di questa corrente, egli sperimentò maggiormente sogno/follia e liberazione dalle convenzioni sociali, non dando sufficiente spazio alla tematica amorosa: la sua opera più conosciuta è, non a caso, “La Persistenza della Memoria” (immagine in alto). Tale dipinto è conosciutissimo perché introduce per primo una delle metafore più suggestive ricordate ancora oggi nella cultura in generale. Gli “orologi molli”, per così dire, rappresentano la messa in crisi della convinzione di un tempo cronologico al quale l’uomo contemporaneo resta ancorato. La memoria, tuttavia, disgrega questo flusso inarrestabile in momenti di maggiore o minore intensità emotiva e da ciò la “persistenza” che dà nome all’opera in esame. Ciò non fa che rendere vano il costante tentativo dell’uomo di misurare o anche limitare con rigore il tempo della propria vita, che può solo essere assoggettato ad un metro puramente personale.

     

    Surrealismo

    Peraltro, nelle sue opere Dalì accosta il tema della relatività del tempo al macabro, che sembra sovrastare le sue opere, poiché nulla è improrogabile quanto la morte, che ogni uomo teme. L’intero scenario è avvolto da un’atmosfera onirica, giocata sull’illusione ed anche sulla delusione che ne deriva. Altre opere di Dalì, come “Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio”, sono maggiormente incentrate sul sogno, il cui epilogo si risolve spesso in un risveglio traumatico: è questo l’aspetto che l’artista intende indagare e trasmettere della sfera onirica. Non a caso, in questo dipinto la concatenazione degli eventi che portano al risveglio suscita un senso di assurdo, che diviene inquietante perché nel sogno possono celarsi le peggiori paure come le più felici fantasie.

     

    L’interpretazione assolutamente personale del surrealismo portò Salvador Dalì a distaccarsi dagli altri artisti della stessa corrente. Questo distacco potrebbe essere connesso alla tendenza di questo pittore ad esplicitare la tragicità della vita su temi come la castrazione, la putrefazione, l’impotenza o la coprofilia (perversione verso gli escrementi). Del resto, nonostante il surrealismo si basi sul simbolismo di alcuni elementi-chiave, fu difficile per molti intellettuali dell’epoca accettare le rivelazioni sulla sessualità, che S. Freud accompagnò strettamente alla scoperta dell’inconscio.

     Inconscio, illusione e nonsense in un’arte di svolta

    Così, non appare tanto inverosimile considerare da questo punto di vista un simile motivo di distacco, che infine fece di Salvador Dalì il più emergente tra i surrealisti. Dopo il distacco da questi pittori, egli si recò negli Stati Uniti, contribuendo a diffondere quest’avanguardia oltreoceano, ma il Surrealismo si diffuse anche in tutta Europa. Ciò, grazie ad artisti quali il belga René Magritte, il tedesco Max Ernst, lo spagnolo Juan Mirò, dei quali parleremo in altra sede con maggiore attenzione alle differenze che li caratterizzano. Per quanto attiene alle differenze del Surrealismo con le avanguardie ad esso più vicine, la Metafisica ed il Dadaismo, abbiamo risposto a tali dubbi nella descrizione di questi altri grandi movimenti novecenteschi.

     

  • ARTE CONTEMPORANEA TEDESCA MAX NEUMANN

    ARTE CONTEMPORANEA TEDESCA

    “Dall’assenza di connotati definitivi deriva una maggiore intensità e universalità. Gli individui dei miei quadri, pur non avendo occhi osservano chi li osserva”. Così, l’artista contemporaneo Max Neumann, nato a Saarbruecken (Germania) nel 1949, descrive i suoi dipinti, individuando chiaramente la chiave di lettura delle proprie opere, lontana dall’individualismo.

     

    1)        Senza Titolo. Novembre 2002, 200×150 cm, acrilico su tela, collezione privata, La JOlla, California, U.S.A.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    2)        St. Apern-Strasse 17-21. 30 novembre 2013 – 1 febbraio 2014, 50667 Koln.

     

    Individui senza volto, sagome che fuoriescono dall’ombra o dal colore, un’essenzialità di forme e di linguaggio che parla di solitudine e di pessimistica alienazione. In controtendenza rispetto ad altri autori d’oltralpe, Neumann rifugge la storia collocando i soggetti dei suoi quadri in una dimensione a-temporale priva di qualsivoglia riferimento epocale. E’ la condizione umana a trovarsi al centro della rappresentazione: una condizione inquieta, attuale ed universale dove tutto è ridotto a pura essenza. Lo sfondo sulla tela evoca luoghi silenti e minimali, il tratto è deciso, il colore è puro e pieno, a tempera o stemperato. I colori ricorrenti sono il rosso, il nero, il bianco, il giallo ed il verde scuro. Il materiale prediletto? La semplice carta. Le figure presenti nei dipinti di Neumann non hanno sesso, sono luci e spettri di sé stessi, perché ciò che per l’artista è davvero è importante è l’intensità, la presenza, la rappresentazione della incomunicabilità che affligge l’uomo. “E’ come se volessi parlare ma non avessi lingua”. Queste le sue parole per descrivere le sue prime e più profonde creazioni, connotate da un vocabolario nero, ossessivo ed intenso .

    Max Neumann inizia a dipingere a soli quattrodici anni.

    Come specifica in una intervista del 2013 del suo grande amico ed artista  Joachim Sartorius, “l’espressione e la costruzione erano già lì”, e  prosegue : “iniziai anche prima di quell’età. Ricordo che a Natale i miei genitori mi chiesero se preferissi in regalo una chitarra oppure dei colori. Dato che i secondi all’epoca costavano meno, ricevetti in dono tela e pastelli. Da quel momento non ho più smesso di disegnare”. Il percorso accademico dell’artista và dalla School of Applied Arts di Saarbruecken alla School of Fine Arts di Berlino. Gli studi approfonditi in giovane età hanno portato l’esordiente artista a vincere numerosi premi, tra cui il Rubens Young Art Award indetto nella città di Siegen ed il Villa-Romana Award di Firenze. Fra i premi più recenti vi è invece l’Award vinto ad Iserlohn . Nella sua carriera ha collaborato al fianco di autori del calibro di Fernando Pessoa e Seamus Heaney, il che ha accresciuto la sua reputazione. Durante la mostra di arte contemporanea tenutasi a Terni nel 2009 “Ronchini Arte Contemporanea”, nellaquale i quadri dell’artista hanno trovato esposizione,il lavoro di Neumann è stato ricondotto a quello dei nostrani Pizzi Cannella e Giuseppe Gallo. Altri hanno invece associato l’artista tedesco a Goya e Bacon, i quali altrettanto si sono occupati di raffigurare intensamente la figura umana, ma lo stesso Neumann ha precisato come pur amando tali autori, non ha inteso infondere nelle proprie opere  lo stesso sentimento che li ispirò.

    Dall’intervista con Sartorius, Neumann risponde infine a chi reputa la pittura in decadimento: “Trovo sempre sorprendente che i critici di riviste d’arte e le sezioni di cultura dei giornali dichiarano regolarmente che la pittura è morta. (……….) Eppure questa continua a vivere. Come può essere? E ‘come se si volesse dire che la danza è morta (………. )La pittura è un elemento fondamentale, un’espressione di base come cantare, ballare, come parlare.”

  • LE CORBUSIER

    LE CORBUSIER

    Charled-Edouard Jeanneret-Gris, meglio conosciuto come Le Corbusier, è ricordato prettamente come massimo maestro del Movimento Moderno, rivoluzione architettonica basata sull’introduzione di cinque elementi fondamentali che cambiarono nel profondo l’edilizia degli anni ’20 del secolo scorso. La svolta attuata da Le Corbusier faceva riferimento alla possibilità, cruciale affinché la rivoluzione architettonica potesse essere attuata, di sostituire le mura portanti fatte in solo cemento con quelle in cemento armato. Chiarito il ruolo preminente ricoperto da questo genio dell’architettura moderna, è comprensibile perché il Le Corbusier pittore non sia quasi mai citato nella storia dell’arte di formazione scolastica.

     

    Nato nel 1887 in Svizzera, Le Corbusier diede inizio ad una vera e propria produzione artistica soltanto agli inizi del secolo successivo, seguito dal maestro Charles L’Eplattenier. In realtà, il giovanissimo artista aveva superato con successo il test all’Ecole D’Art, ma si era preparato per accedere anche all’Ecole Industrielle. Il suo primo periodo di formazione in incisione ornamentale segna il progredire del pittore verso l’Art Nouveau, ma egli non poté continuare questa strada a causa di gravi problemi di vista. Per questo, scelse di cambiare percorso di studi, dirigendo il proprio talento verso l’architettura, nella quale fu seguito dallo stesso L’Eplattenier. Tuttavia, il disegno restò sempre una costante nella vita di Le Corbusier, che probabilmente conosceremmo come artista di altro genere, se la malattia non ne avesse deviato il percorso formativo.

     

    Gran parte del materiale pervenutoci sulla produzione artistica di Le Corbusier comprende prettamente disegni che si presentano simili a bozzetti indefiniti, realizzati con varie tecniche dal classico schizzo in pastelli ad olio al dipinto ad acquarelli, fino anche al collage. Tali opere sono legate agli avvenimenti più importanti della vita dell’artista, passioni e momenti che egli volle imprimere sulla carta. A tal proposito, risulta esemplare il ritratto “Donna sull’uscio di una porta” (immagine in alto), raffigurante l’amata moglie di Le Corbusier: Yvonne Gallis. Nel disegno, risalente al 1933 (appena 3 anni dopo le nozze con la donna), ella si trova all’entrata della casa di Vezélay di un architetto amico di Le Corbusier. La sua figura richiama la linea cubista, la cui essenzialità e schematicità sembra traviare la realisticità in cui il resto dell’ambientazione intende confluire, senza però riuscirci del tutto.

     Il pittore all’ombra del maestro dell’architettura moderna

    Proprio quest’abitazione fu di rifugio per l’artista e la sua consorte durante la seconda guerra mondiale, periodo che necessitò l’interruzione del lavoro architettonico. A riprova dell’importanza delle passioni che caratterizzarono la vita di Le Corbusier, egli lasciò ai postumi anche molti disegni ritraenti un esotico gentil sesso, dal quale fu particolarmente attratto quando s’imbatté nelle culture africana e sudamericana. Affascinato dalla donna di colore, figura presentata al mondo in un modo culturalmente distante dall’Europa di quel tempo, Le Corbusier ne fece il proprio soggetto per bozzetti come “Mulatta nuda seduta alzando le braccia”.

     

    Inoltre, Le Corbusier mostrò un particolare interesse per le nature morte, che si dilettò a raffigurare in non poche occasioni, poiché erano questi gli oggetti (dalle bottiglie alle scatole di fiammiferi) che ricorrevano più e più volte nelle sue innumerevoli trasferte. Anche un particolare interesse per la natura in genere e per la vita contadina fu espresso da Le Corbusier ancora nel periodo della guerra, quando egli si trovò a contatto con una realtà completamente dissonante da quella borghese-cittadina. A colpirlo furono soprattutto i buoi, simbolo di forza e stabilità, che prenderanno forme diverse in diversi cicli pittorici da lui vissuti. Soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale Le Corbusier poté riprendere l’attività architettonica, in cui traspose gran parte dei mutamenti che il suo approccio verso il mondo aveva ormai preso.

     

    Lo stesso Le Corbusier all’epoca rilasciò importanti dichiarazioni nelle quali spiegava l’importanza della produzione della sua sperimentazione artistica, sedimentata “in profondità sotto il mio lavoro di architetto”, affermò l’artista. In realtà, egli non cessò mai completamente l’attività pittorica e negli ultimi anni di vita fu proprio questa forma d’arte a guidarlo verso l’epilogo definitivo. La riscoperta della figura del toro, sperimentata già durante la guerra, trovò infine nuove evoluzioni e divenne un vero e proprio simbolo totemico ancestrale. A suo modo, questo genio dell’architettura moderna ha consegnato ai postumi un tassello aggiuntivo alla produzione artistica del secolo scorso.

     

    Dunque, l’attività pittorica di quest’artista, frequentemente ma mai del tutto messa da parte per dedicare un’intera vita all’urbanistica, è senz’altro di fondamentale importanza per capirne il genio in toto. Questo, perché proprio da tale sperimentazione, guidata unicamente da una naturale curiosità, deriva il concetto che Le Corbusier farà proprio per l’impianto degli spazi nei propri progetti architettoniche. Senz’altro, è stata resa giustizia alla produzione pittorica di quest’artista nella mostra “Le Corbusier. Dipinti e disegni”, aperta il 1 dicembre 2007 e chiusa al pubblico soltanto 4 mesi dopo, ad Alessandria.

  • PITTURA METAFISICA: GIORGIO DE CHIRICO

    Pittura Metafisica 

    Il primo a definire la Metafisica come movimento artistico fu l’italiano Giorgio De Chirico, che nei primi decenni del ‘900 decise di accostare questo termine dalle antiche origini ad un nuovo modo di rappresentare la realtà, o meglio la “non-realtà”. Il termine, tuttavia, nacque nel lontano I sec. a.C., quando il filosofo Andronico Da Rodi definì in questo modo le opere di Aristotele, i cui argomenti di speculazione si discostavano di molto dalla realtà fisica. Infatti, “meta” significa proprio “oltre”, “al di là” ed è questo il concetto-chiave della pittura metafisica: l’idea di una dimensione priva delle categorizzazioni proprie del mondo contemporaneo e dell’uomo che ne intende governare le leggi.

     

    Giorgio De Chirico diede il via all’avanguardia Metafisica a Firenze, dove egli cominciò per primo una produzione artistica di questo genere. Insieme a lui, anche Carlo Carrà decise successivamente di fare proprio l’approccio metafisico: l’incontro che cambiò la vita di quest’ultimo avvenne a Ferrara, dove De Chirico lavorò maggiormente sull’arte Metafisica. I punti essenziali di quest’avanguardia si basano sula rappresentazione di elementi architettonici essenziali, rappresentanti l’avanzare di una realtà nuda e cruda, modificati dalla realtà metafisica in cui il pittore li ha calati. In altre parole, tali strutture sono poste in prospettive irrealistiche ed accostati ad oggetti palesemente dissonanti a livello cronologico, tematico e prospettico. Ne è un chiaro esempio l’olio su tela “Le muse inquietanti” (immagine in alto), nel quale coesistono tutti i principali caratteri della pittura metafisica.

    L’esperienza di una realtà al di là dei soli sensi

     

    In primo piano, oggetti come una scatola di fiammiferi ed un uovo circondano due statue classiche in pose diverse: De Chirico sostituisce alla figura umana i manichini, simbolo costante nelle sue opere, fortemente rappresentativo dell’uomo-automa del suo tempo e non a caso essi sono raffigurati acefali. Tali figure sono collegate allo sfondo tramite assi di legno in prospettiva: si tratta di un paesaggio architettonico sul quale si stagliano a destra il Castello Estense di Ferrara ed a sinistra una fabbrica dalle alte ciminiere, separati visivamente dal busto eretto in primo piano. Questi due edifici sono in forte dissonanza cronologica, rappresentanti due diverse epoche dello sviluppo della civiltà: è il dipolo antico-moderno che in De Chirico non è affatto sinonimo di progresso.

     

    Questo dipinto, come altre opere di quest’autore, è stato soggetto a molteplici e varie interpretazioni: l’atmosfera sospesa e straniante, che rende percepibile un silenzio inquietante dalla tela, contribuisce al crearsi di un senso di ambiguità difficile da definire con chiarezza. I colori caldi e la forte luminosità dell’ambientazione acuiscono maggiormente la sensazione di staticità ed apatia che traspaiono dal quadro. Sono indicativamente questi i punti di distacco della Pittura Metafisica da quella Surrealista, benché ad un primo sguardo sembrino collimare e spesso possano essere erroneamente confuse.

     

    Questi dettagli tecnici, tuttavia, prescindono dalle divergenze ideologiche che caratterizzano le due correnti artistiche: mentre il Surrealismo tiene ad indagare le profondità dell’animo umano, la Metafisica intende rappresentare una dimensione ben lontana dall’uomo e dalla sua realtà “fisica” (nel vero senso della parola). In altre parole, al ripiegamento introspettivo del Surrealismo si contrappone la ricerca dell’”oltre” della Pittura Metafisica. Tuttavia, entrambe le correnti sono volte alle liberazione dagli artifici sociali creati all’uomo e questo soprattutto perché figlie della stessa epoca.

  • IL SIGNIFICATO DEI FIORI E LA SCELTA DI ARREDARE CON UNA TELA A SOGGETTO FLOREALE

    I FIORI NEL’ARTE E NELL’ARREDAMENTO

    “Una rosa, è una rosa, è una rosa.”

    (Gertrude Stein, 1913)

     

    Un fiore: fragile ma vivo, simbolo di una bellezza spontanea e naturale, meravigliosa ma purtroppo effimera, da apprezzare e amare nell’attimo che fugge, proprio perché destinata a sfiorire presto. Quindi non stupisce che da sempre i fiori, e soprattutto la rosa, la “regina dei fiori”, siano stati il soggetto “perfetto” da eternare in arte, magari sulla tela (o in fotografia; così come del resto anche in letteratura e in poesia).

    Avvicinandosi al nostro ambito di interesse, possiamo notare come stampe e dipinti raffiguranti fiori, e più in generale soggetti naturali, siano tra i più diffusi e venduti tra quelli destinati all’arredamento di ambienti moderni siano essi appartamenti, locali commerciali, alberghi o studi professionali. Il fiore, elemento tratto dal mondo della natura, riesce a essere perfettamente reinterpretato anche dalle linee e dalle astrazioni del design contemporaneo.

    In questo e nei prossimi articoli parleremo del gusto e del successo dei fiori come elemento artistico e ornamentale e vedremo insieme alcune delle ragioni, delle modalità e delle tipologie più adatte per questa scelta. Ma oltre agli evidenti aspetti estetici che il tema floreale può avere, ce n’è anche un altro assai importante da tenere in considerazione: il valore simbolico e psicologico dei fiori – e di ogni fiore in particolare.

    Prima, dunque, di analizzare forme e contenuti di questo peculiare soggetto di arte e arredamento, occorre prestare attenzione a una domanda: perché i fiori continuano a piacere, al di là degli stili e delle mode? Quale significato e quale originalità può avere la scelta di arredare i nostri ambienti contemporanei con dipinti floreali? E come indirizzare e personalizzarne la scelta?

    Proprio il termine “significato” gioca in questo caso un ruolo psicologicamente determinante. Sì, perché sappiamo che anche fiori e piante, oltre a essere in generale specchio vivo della generosa e variegata bellezza della natura, hanno ognuno il proprio singolare significato e un linguaggio tutto da scoprire.

    I fiori sono da sempre simbolo dei sentimenti – beni, appunto, da “coltivare” – dello sbocciare della vita stessa e di rigogliosa gioventù, tradizionalmente associati all’universo femminile e alla delicata sfera della sensualità e della riproduzione, nonché doni di solito prescelti da animi poetici e gentili: non è quindi un caso che proprio nell’Ottocento, secolo che segna il trionfo dei sentimenti e dell’effusione lirica, si è cominciato a parlare di un vero e proprio “linguaggio dei fiori”. Che in realtà esiste da sempre.

    Ogni fiore se ci pensiamo ha e ha sempre avuto il suo perché. A chi è appassionato di letteratura probabilmente tornerà il ricordo di esempi celebri come il mito classico di Narciso – l’infelice l’amante di se stesso salvato solo dal trasformarsi in un fiore che diviene segno di liberazione e nuovo inizio – o la storia della Signora delle camelie – dama che esibiva a teatro bouquet di camelie di colore a volte rosso a volte bianco a significare la sua disponibilità o meno all’amore come messaggio occulto per i suoi potenziali accompagnatori –; ma anche, per restare ai giorni nostri, il recente romanzo sentimentale Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh.

    Non si tratta, comunque, di un codice cifrato accessibile a pochi o una romanticheria aristocratica o letteraria, bensì di un possibile vero e proprio “parlarsi” attraverso il semplice dono di un fiore o di una pianta, a partire dalle specie che più sono entrate a far parte dell’immaginario comune, perché per qualche misteriosa ragione sembrano condividere alcune nostre “virtù” o caratteristiche. Ad esempio, perché pensando all’edera pensiamo alla fedeltà per sempre? O perché la viola mammola ci ispira qualcosa come timidezza, riservatezza? E come mai le rose gialle erano donate in segno di infedeltà mentre le rose rosse come dichiarazione d’amore? Potremmo fare molti altri esempi, ma le possibilità di combinazioni sono praticamente infinite.

    Passando all’ambito della raffigurazione, così come si regalano fiori “naturali” diversi a seconda delle occasioni e del pensiero che si vuole comunicare a chi lo dovrà ricevere – spaziando dall’amicizia, all’amore, alla passione, alla richiesta di perdono alla promessa di fedeltà… – anche ogni fiore “artistico” preso come proprio ornamento o come dono ad altri, porterà il messaggio di chi lo ha scelto.

    In tal modo, anche se il fiore artistico, in questo caso una tela, può sulle prime sembrarci certo elegante ma anche in qualche modo un oggetto “standard”, esso acquisterà sicuramente un volto diverso e nuovo a seconda degli occhi che lo guarderanno e dell’ambiente circostante.

    Non solo i criteri di stile e colore, dunque, ma anche la specie e il significato del soggetto “fiore” possono guidarci nella scelta più adatta, mirata e personalizzata.

    “Dillo con un fiore”, dunque… o anche con un quadro.

    Nei prossimi post saranno suggeriti alcuni possibili esempi.

  • IL SUCCESSO DEL TEMA FLOREALE NELL’ARTE E NELL’ARREDAMENTO

    Quello che i fiori dicono…

    I FIORI NEL’ARTE E NELL’ARREDAMENTO

    Paul Gauguin, Van Gogh che dipinge i girasoli, 1888                                Willam Morris, Wallpaper

    “L’artista è il confidente della natura; i fiori portano avanti un dialogo con lui attraverso la graziosa piega dei loro steli e le sfumature armoniosamente tinte dei loro petali.

    Ogni fiore ha una parola cordiale che la natura dirige verso l’artista.”

    Auguste Rodin

     

    Abbiamo visto come i fiori parlino un loro linguaggio, si prestino a vari ambiti artistici e offrano una ricca, immaginifica funzione non solo estetica e ornamentale ma anche e soprattutto espressiva della personalità di chi li sceglie come oggetto di design o di arredamento.

    Vediamo ora alcuni aspetti del soggetto floreale legati all’arte.

    La storia dell’arte ci mostra che spesso, in passato, pittori specializzati in fiori e “nature morte” rientravano in un genere considerato per pregiudizio inferiore rispetto alla pittura di storia o ad altri soggetti “importanti” – come personaggi sacri o quadri storici o civili destinati a luoghi sacri o comunque pubblici e di rappresentanza – ; forse, però, proprio questa “settorializzazione” ha decretato il successo dei fiori come elemento ornamentale, di complemento e arredamento del proprio ambiente di vita quotidiana, in dimore private, ambienti ristretti e domestici ma strettamente personalizzati quanto a destinazione e a gusto. I dipinti di fiori si affermano infatti come genere specifico, insieme ai dipinti di frutta e altri oggetti domestici, con il trionfo della pittura di “nature morte” tra Cinquecento e Seicento restando anche nei secoli successivi uno dei soggetti più apprezzati anche dopo l’avvento della fotografia e del design.

    Il segreto del loro successo, oltre al “linguaggio segreto” che i fiori condividono per natura con gli esseri viventi, deve molto alla loro versatilità. Ogni fiore sembra quasi, con la varia disposizione dei suoi petali, più o meno semplice o complessa, “sfidare” e ispirare il pittore a creare interrelazioni tra le forme più libere e ondeggianti della natura e le forme geometriche e complesse create dalla mente umana. Natura e arte, irregolarità e astrazione, immagine di fiore visto e percepito e idea di fiore meditato e immaginato: opposti che vengono così magicamente a coniugarsi nella mano del pittore che riforma sulla tela e fa rivivere l’incanto cromatico del fiore reale.

    I fiori su tela sono entrati ormai nell’immaginario comune di chi apprezza l’arte figurativa e quando si parla di quadri di fiori pensiamo subito a capolavori “codificati” come ad esempio il prato fiorito nella Primavera del Botticelli, ai vasi di fiori studiati nei minimi dettagli dei pittori fiamminghi e rinascimentali, o, in epoca più vicina a noi, ai campi di papaveri e alle varie ninfee di Monet, ai rigogliosi giardini fioriti dipinti en plein air degli impressionisti e soprattutto ai corposi, “folli” girasoli immortalati da Van Gogh. Oppure vengono in mente splendidi “stereotipi” come i muri tappezzati di fiori stilizzati che si rincorrono nella tappezzeria Art and Craft, oppure i ciliegi fioriti su stoffe, stampe, ventagli e paraventi capolavori della migliore pittura giapponese. E l’elenco degli esempi potrebbe continuare a lungo.

    Arredare con un dipinto di fiori è come mettersi anche dentro casa un pezzetto di giardino, di natura. Ma oggi che l’offerta propone quadri di tutti i tipi e per tutti i budget, proprio questa florida tradizione artistica non potrebbe all’opposto essere sentita come un peso o un “freno” nei confronti di un soggetto così longevo e sempre amato? Potrebbe, cioè, sembrare una scelta scontata e quasi impersonale acquistare un dipinto floreale, pensando che tutto sui fiori è già stato detto e realizzato… oppure, invece, davvero un fiore trasposto in arte figurativa può esprimere ancora qualcosa di noi, in maniera diversificata e innovativa?

    Di fatto il genere floreale è da sempre l’ornamento più delicato e vario, non solo perché associato a idee immediate di eleganza e gentilezza, ma anche perché un fiore può essere raffigurato in molteplici modalità, dal dettaglio naturalistico-fotografico all’espressionistico all’astratto, oltre che in viarie forme e vari colori, e quindi può adattarsi a molteplici esigenze e ai più svariati stili: classico e sobrio, country, eccentrico, sofisticato o minimalista… e così via.

    Naturalmente tutto dipende da come il soggetto viene rappresentato, dall’originalità che assume e dal contesto in cui viene posto: è errato credere che il fiore “va sempre bene”, in realtà è anch’esso un tema impegnativo. La scelta di arredare con dipinti a soggetto floreale non è un’opzione scontata o obsoleta. Solo perché da sempre i fiori sono elementi decorativi privilegiati per ambienti “romantici” come camere da letto e soggiorni, stanze da lavoro specie femminili, non è detto che non possano essere utilizzati con intelligenza e innovazione anche in contesti diversi. E se già gli “stereotipi” celebri che prima abbiamo citato sono tanti, immaginiamo quante infinite varietà di combinazioni, forme e colori che può offrire alla pittura contemporanea e all’arredamento un soggetto così… “sempreverde”, da valorizzare con scelte mirate.

    La pittura a mano dà la possibilità di personalizzare maggiormente gli ambienti rispetto alle riproduzioni a stampa o “poster” di quadri famosi e permette variazioni originali. Se sobrie cornici con stampe botaniche di fiori e piante – magari con nome latino ed effetto “anticato”, a ricordare fogli di codici con piante medicinali come negli taccuina sanitatis rinascimentali) – non saranno probabilmente fuori luogo in ambienti classici, o in studi professionali e biblioteche, in ambienti moderni la scelta più agevole cadrà decisamente su dipinti con fiori grandi, composizioni sintetiche, colori e campiture definiti, magari anche divisi in due o più tele accostate o sfalsate, a formare dittici o trittici o puzzle.

    Da una propria personale idea, quindi, proprio come nelle preferenze e nelle “specializzazioni” in campo floreale espresse dai pittori d’ogni epoca, si opterà non per un soggetto floreale generico ma per ciò che davvero stiamo cercando e ci coinvolge, occhi cuore e mente, con l’ambiente. Si sceglieranno così fiori singoli, specie di fiori oppure mazzi/vasi di fiori misti in composizione, ma sempre cercando il fiore, cioè proprio quello che renderà il proprio soggiorno, camera da letto, studio o qualsivoglia ambiente unico e irripetibile, anche grazie all’aura e al significato che quella tela saprà emanare.

    Nel prossimo post vedremo come a ogni ambiente e a ogni stile e carattere possano adattarsi diverse specie e tipologie di fiori. Ecco intanto una selezione di dipinti di fiori presenti in vendita nel sito di “Dipinti Moderni” riuniti in tipologie a seconda delle possibili preferenze artistiche.

  • FORME ARTISTICHE COME PITTURA SCULTURA E ARCHITETTURA

    È risaputo che la storia dell’arte è quella disciplina che studia le varie forme artistiche come pittura, scultura e architettura. Ma in fondo si può solo studiare le forme o le varie tecniche adottate per realizzare le opere, ma non si può definire veramente il concetto perché essa rappresenta la più elevata rappresentazione di una serie di emozioni che l artista esprime quando crea la sua opera. Infatti essa può rappresentare quasi certamente uno stato d animo, una serie di emozioni e pensieri che non si possono esprimere in parole e che tramite la stessa opera (che sia un dipinto una scultura) si riesce a rappresentare.

    Il giudizio è sicuramente molto personale in base alle sensazioni che riesce a trasmettere all’individuo che le osserva e che soprattutto riesce a percepire ciò che l artista vuole comunicare tramite essa ma anche in quali circostanze è stata concepita.

    Prima di iniziare a parlare di arte contemporanea è importante sapere come e quando nasce l arte fino ad arrivare alle varie evoluzioni, strumenti e tecniche dei giorni nostri.

    Praticamente la storia dell’arte nasce in contemporanea con la nascita dell’uomo e si suddivide in 4 periodi importanti che si sono evoluti insieme all’evoluzione stessa dell’uomo:

    PREELLENICA

    CLASSICA (greco romana)

    ROMANTICA

    MODERNA DEL RINASCIMENTO

    Sin dalla nascita dell’uomo ma soprattutto ancor prima della nascita del linguaggio e della comunicazione iniziano a nascere le prime forme d arte i cosiddetti GRAFFITI dove l’uomo riproduceva all’interno di caverne animali selvaggi e scene di caccia.

    Il Classicismo possiamo tutt’ora definirlo presente anche ai giorni nostri ed è la rappresentazione del bello espressa tramite l’ordine, l’armonia, l’equilibrio, la proporzione. Questo periodo va dal 430 a.C. al 330 a.C.

    L arte romantica come dice il termine stesso è la massima rappresentazione del romantico, dei sentimenti dell’amore e a differenza delle altre si sviluppa verso il XIX secolo in maniera differente a seconda del territorio.

    L arte moderna del rinascimento nasce in Italia in un epoca di sconvolgimenti sociali ed economici e va via via sviluppandosi in Europa. Questo tipo di arte è caratterizzata dall’interesse verso l ignoto e l incerto provocato dalle incertezze stesse create dal periodo scuro ovvero il MEDIOEVO.

    L arte moderna è il risultato dell’influenza di questi 4 periodi ovviamente con l aggiunta di nuove forme visive con l alternanza di periodi di simbolismo, realismo e espressionismo. Forse l aspetto che definisce meglio l arte contemporanea è la difficolta di definirla criticamente.

    È limitativo racchiudere l arte semplicemente in queste fasi perché l arte è ovunque intorno a noi ma soprattutto dentro di noi. Può essere espressa in tante maniere a seconda della propria predisposizione, sicuramente la pittura è al primo posto di tutte le arti. Questo blog tratta “principalmente” quadri di arte moderna, si concentrerà sull’analisi dei dipinti più famosi appartenenti ai giorni nostri.  E come diceva il famosissimo PABLO PICASSO

    “Ogni bambino è un artista. Il problema è poi rimanere un artista quando si cresce!”

  • MINIMAL ART

    Minimal Art

     La Minimal Art è una corrente artistica che coinvolge sia la pittura che la scultura e che è conosciuta in realtà con molti altri nomi come Literal Art ad esempio, come ABC Art, come riduttivismo.

     

    Nasce durante gli anni ’60 quasi come un atto di protesta contro la Pop Art, l’astrattismo e l’espressionismo degli anni precedenti, forme d’arte queste di cui la Minimal Art è la diretta concorrente. 

    Il minimalismo vuole infatti soppiantare tutte le altre forme artistiche che pretendono di mettere in luce l’espressione personale, la personale visione del mondo dell’artista. Non c’è alcun messaggio quindi che l’opera vuole veicolare, non c’è un qualche riferimento esterno né alcun simbolo a cui l’opera rimandi, perché ogni opera d’arte non può riferirsi a niente altro che a se stessa. Uno dei primi e più importanti esponenti del minimalismo è Frank Stella e attraverso una delle sue frasi più celebri è possibile racchiudere in poche parole questo concetto. Frank Stella ha infatti affermato: “Ciò che vedi è ciò che vedi”.

     

    L’arte diventa quindi oggettiva, una pura estetica, una pura visione dello spazio, delle forme e dei colori. L’esperienza artistica si riduce a questa pura visione, ad un momento forte e intenso di scoperta e di osservazione oggettiva del mondo circostante. Non ci sono emozioni da scoprire, tutto ciò che l’arte vuole mostrare è davanti all’osservatore in tutta la sua chiarezza. L’arte viene così demistificata. Anni e anni di simboli, metafore, trascendenza spirituale, rappresentazioni, forme complesse, composizioni cadono in un solo istante. Gli artisti minimalisti utilizzano infatti solo linee precise e ben definite e forme semplici e geometriche rappresentate solitamente in due dimensioni e spesso ripetute più e più volte. Anche la gamma dei colori scelti è piuttosto basilare, gli artisti minimalisti prediligono infatti i soli colori primari. Difficilmente inoltre i colori vengono mischiati tra loro, così come escono dal tubetto di colore arrivano sulla tela. E la tela non è più considerata solo un veicolo per l’espressione artistica, la tela e la pittura si combinano tra loro e diventano inseparabili tanto che la tela può essere considerata parte integrante dell’opera d’arte.

      Quando l’arte diventa oggettiva

    Dopo gli anni ’70 l’arte si è trasformata, si è evoluta, ha cercato di rispondere alle rinnovate esigenze del mondo contemporaneo, ma dobbiamo ammettere che la Minimal Art ha continuato indisturbata la sua vita, un’arte che oggi viene riscoperta e che arriva anche nelle nostre case. Molti designer contemporanei hanno infatti fatto propri i principi dell’arte minimale per le loro realizzazioni e le tele e stampe di Minimal Art vengono scelte come complementi di arredo. Questa tendenza appare strana visti i tempi che corrono, tempi questi in cui tutti vogliono riuscire ad esprimere se stessi e il proprio mondo attraverso gli oggetti che ci circondano, attraverso quindi anche l’arredamento che deve essere lo specchio dell’anima. Coloro che scelgono la Minimal Art per le loro case vogliono andare contro a questi desideri, una tendenza che nasce quindi come opposizione a questo eccesso di importanza che diamo agli oggetti. Gli oggetti che ci circondano sono quelli che sono, meri oggetti e non di certo espressioni di noi stessi. Perchè solo noi possiamo essere l’espressione di noi stessi.

  • COME RICONOSCERE UN DIPINTO A MANO DA UNA STAMPA SU TELA

    Riconoscere un dipinto a mano

    Scriviamo questo articolo per chiarire una volta per tutte i dubbi di moltissimi utenti che ci contattano ogni giorno e soprattutto per dimostrare la totale differenza tra un dipinto a mano, da una stampa digitale su tela oppure da una stampa su tela ritoccata a mano.

    Vogliamo chiarire questa cosa soprattutto per dimostrare ai nostri clienti o ai nostri potenziali acquirenti che la differenza principale sta nel valore dell’opere che si va ad acquistare. Perché a volte ci sentiamo come offesi nel sentir chiamare i nostri quadri moderni: stampe su tela. Durante le conversazioni, durante l’assistenza telefonica sentire frasi di questo tipo:

    –          “Ho visto la stampa che avete in vendita…”;

    –          “E’ possibile fare la stampa su una tela più grande…?”

    E non continuo….

    TUTTI I NOSTRI QUADRI IN VENDITA SONO REALIZZATI INTERAMENTE A MANO SU TELA CON TECNICA A OLIO O ACRILICO SU TELA.

    pittura a olio

    Sono comprensibili anche i dubbi della gente perché ormai girando nei vari discount o brico molto spesso è possibile trovare quadri d’arredo come anche nelle vetrine dei mobilifici o piccole attività…La maggior parte di questi quadri sono stampe su tela. Gli arredatori a volte non si preoccupano di questa differenza ma preferiscono risparmiare sul prezzo d’acquisto…una stampa su tela ha costi di realizzazione pari a 10 € circa…

    Ma per essere brevi…avete mai preso in mano o visto da vicino una stampa su tela? Un’immagine piatta che sembra un poster stampato su tela. Nessuna personalizzazione dell’artista, un’immagine stampata in serie da un computer e un plotter.

    Cosa può avere di così bello? Acquistarla soltanto perchè è su tela? Il prezzo non è una motivazione valida perché noi sul nostro sito DipintiModerni.it abbiamo dipinti a mano con prezzi uguali di altri venditori che offrono stampe su tela.

    LEGGETE BENE QUESTI PICCOLI CONSIGLI SU COME RICONOSCERE UN DIPINTO A MANO

    Le differenze?

    –          Provate a chiedere ad un commerciante di stampe su tela se è possibile cambiare le proporzioni o i colori dell’immagine…Impossibile per ovvi motivi…

    Un dipinto a mano può essere personalizzato proprio perché creato a mano su richiesta.

    –          Provate a girare la tela…la stampa su tela ha i bordi lineari precisi e privi di sbavature al contrario di un dipinto a mano che presenta errori magari di pennellate maldestre del pittore.

    –          Basta urtare la stampa con un oggetto appuntito che l’immagine si scolla dalla tela.

    –          Mettete la stampa dietro ad una lampada luminosa…non si vedrà nulla, mentre su un dipinto a mano si vedranno i segni delle pennellate.

    –          E infine guardate la stampa di profilo…non ha nessun rilievo, si vede chiaramente la maglia della tela pulita, piatta e costante per tutta la sua superficie.

    Conclusioni? La stampa non è ARTE!              

    Una stampa su tela è prodotta in serie e in tutte le case sarà sempre la stessa…Un dipinto a mano invece non sarà mai uguale uno con l’altro anche se trattasi di quadri commerciali avrà sempre una sua differenza data dalla mano del pittore. Una tonalità lievemente differente o il disegno mai preciso…Un quadro astratto a schizzo o con gocce di pittura mi chiedo come mai possa essere prodotto uguale e in serie se dipinto a mano…

    OCCHIO ALLE STAMPE SU TELA RITOCCATE A MANO

    Vorrei aggiungere una cosa molto importante ora. E vi voglio dire di fare ATTENZIONE anche alle stampe su tela ritoccate a mano…Ci sono venditori anche esteri che a volte non dichiarano cosa vendono…La stampa su tela ritoccata a mano può essere una stampa che viene ritoccata a mano per farla assomigliare ad un dipinto oppure può essere una stampa dove viene applicata a mano una vernice trasparente che fa sembrare come se la tela fosse dipinta a mano proprio perché l’occhio sarà ingannato dai segni di queste pennellate di trasparente.

    In questo caso ci vuole solo molta attenzione a valutare la tela, guardare i bordi della stessa e guardarla contro luce per controllarla in ogni sua parte perché rilievo non è sinonimo di dipinto a mano.

    colori ad olio

     

    Certe volte abbiamo pensato anche noi di entrare nel mercato delle stampe su tela perché chiunque può farlo, ma la decisione è rimasta quella di vendere esclusivamente dipinti a mano su tela. Il nome dei nostri 2 portali DipintiModerni e DipintiAstratti non sarà mai ingannevole e non venderemo mai stampe su tela.

    Per pochi euro di differenza vi consiglio di acquistare dipinti a mano e non stampe digitali, nel tempo ve ne accorgerete…

    L’arte è arte e non può mischiarsi alla digitalizzazione…

    Comprate solo QUADRI MODERNI DIPINTI A MANO.

    Spero che questa breve guida sia stata in qualche modo d’aiuto e che possa esservi utile nella scelta del vostro quadro.

    Continuate a seguirci…a presto!